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SHALOM … SALA’M
27 dicembre 2009
Mi ha
sempre colpito che la prima parola che i vangeli ci riportano,
come augurio per tutti gli uomini, in occasione della nascita di Gesù di
Nazareth, da parte degli angeli (= messaggeri di Dio) è PACE: “Pace
sulla terra tra gli uomini, che sono amati da Dio” (Luca 2,14). E la
prima parola che lo stesso Gesù, ormai adulto, dice ai discepoli
dopo la sua resurrezione è ancora PACE: “Pace a voi” (Luca 24,36).
Sembra
proprio che ci conosce bene il Creatore della vita. Lui sa che abbiamo
bisogno di vivere relazioni di pace con gli altri esseri umani. E sa che
di pace ha soprattutto bisogno il nostro cuore. In pace con gli altri.
In pace con noi stessi.
Quando nel
nostro cuore e nella nostra mente coltiviamo pensieri di rancore,
pensieri di lontananza, o addirittura di ostilità o di odio verso
qualcuno, sappiamo bene che dobbiamo bruciare tanta energia per tenerli
in vita. Questo ci insegna la psicologia. Il rancore e l’ostilità
richiedono di essere alimentati per sopravvivere. E alimentarli
significa bruciare tante nostre energie. Quelle energie che la natura ci
dà per la vita, noi le investiamo in qualcosa che inquina e appesantisce
l’aria che respiriamo.
Venerdì
abbiamo festeggiato il Natale. E’ il giorno in cui noi cristiani
ricordiamo la nascita di Gesù. Un po’ come quando festeggiamo il nostro
compleanno. In realtà è qualcosa di più. E’ il giorno più
incomprensibile della storia. Il giorno più sorprendente. Chi
avrebbe mai potuto pensare che Dio stesso poteva vivere una vita da
uomo, diventare uno di noi, nella nostra stessa forma di vita… Certo,
questa è una dimensione della realtà che possiamo cogliere soltanto con
lo sguardo della fede. Che significa, in altre parole, con lo sguardo di
chi si fida della Sua parola. Senza che la ragione possa sostenerci con
argomentazioni valide, per convincerci.
Questi
giorni ci siamo scambiati gli auguri e i regali. Tante cose hanno
riempito le nostre case, perfino cose inutili. Certo è un piacere
ricevere un pensiero da una persona che ci vuole bene. Altrettanto
piacevole è farglielo. Finché restiamo dentro questa cornice, siamo di
sicuro dentro una dimensione di bene. Di bene per noi.
Cosa
c’entrano questi pensieri sui regali con le riflessioni che stavamo
facendo sulla pace? E’ che anche il buon Dio ci ha voluto fare un
regalo. Pace sulla terra fra gli uomini… dicevano i suoi
messaggeri. La pace fra gli uomini.
Se pace
significa armonia, concordia, collaborazione, rispetto gli uni verso gli
altri… quanto ne abbiamo bisogno!
Pensiamo
alle guerre che ancora alimentiamo in questo nostro mondo. Ai
conflitti e alle chiusure fra culture, storie e tradizioni diverse.
Pensiamo alla nostra Italia, martoriata dalle discordie, da
intollerabili atteggiamenti, continui purtroppo, di presunzione e di
insolenza che guidano il lavoro di tanti nostri rappresentanti (= gli
uomini della politica), guidati più dai loro interessi di parte che
dalla ricerca del bene comune.
Entriamo
nelle nostre case. Incomprensioni che diventano discordie. Egoismi
che diventano conflitti, silenzi, chiusure all’ascolto e al dialogo.
Certo, non è facile vivere insieme. Come non è facile vivere da soli. Lo
sappiamo bene. Tutti.
Un pensiero
particolare, oggi, vorrei condividere con le famiglie separate. I
rancori e le rivendicazioni colmano il cuore di tristezza. Lo
appesantiscono. Al punto che molte volte dimentichiamo perfino che i
nostri figli hanno diritto a non essere trascinati nei conflitti di noi
adulti. Loro hanno bisogno della nostra energia di vita per crescere.
Bambini e ragazzi.
Certo è
difficile, difficile dimenticare il dolore, le delusioni, i torti
subiti. Forse per questo i messaggeri di Dio ci portano la PACE. Dio sa
quanto ne abbiamo bisogno. E quando vengono le feste, quando viene
Natale, sembra ancora più difficile ritrovare un po’ d’armonia. Perché
il dolore della solitudine è troppo forte, il vuoto della mancanza è
troppo profondo.
Un ultimo
pensiero.
Se possiamo
vivere questi giorni di Natale in una dimensione anche spirituale,
attraversando e oltrepassando tutto il rumore che ci invade, proviamo a
costruire pensieri di pace. Possiamo farlo con una preghiera, chi
può coltivare questa dimensione nel suo cuore, oppure con qualche
momento di silenzio, in armonia con l’universo di cui siamo parte.
Anche
questo, secondo me, ci fa imboccare la strada verso quella felicità di
cui parla Gesù di Nazareth che, ormai adulto, chiama beati, cioè
felici, coloro che lavorano per costruire la pace perché sono
figli di Dio (cfr. Matteo 5,9).
Per lui
figli di Dio sono tutti coloro che lavorano per costruire la
pace. A qualunque cultura, religione o storia essi appartengano.
Oggi ci
salutiamo con due parole. Sono parole di saluto. Ebrei e Arabi,
due culture e due popoli immersi nella fatica per sciogliere i conflitti
che li dividono: Shālôm dicono gli ebrei, Śalā’m dicono
gli arabi.
Lo
sapevate? Queste parole hanno lo stesso significato: PACE.
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