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LA NONNA DI GESU’
20 dicembre 2009
«Gesù, il
figlio di mia figlia, venne al mondo qui a Nazareth nel mese di gennaio.
E la notte in cui nacque si presentarono uomini da Oriente. Erano in
viaggio per l’Egitto, e transitavano per Israele con le carovane dei
Medianiti. E poiché non avevano trovato posto alla locanda, cercarono
alloggio nella nostra casa.
Io diedi
loro il benvenuto e dissi: “Stanotte mia figlia ha dato alla luce un
bambino. Sono certa che mi perdonerete se non vi offro tutti i servigi
che son dovuti a degli ospiti”.
Mi
ringraziarono di aver dato loro riparo. E dopo che ebbero cenato, mi
dissero “Vorremmo vedere il bambino”.
Ora, il
figlio di Maria era bello a guardarsi, e anche lei era bella.
E quando i
persiani videro Maria e il suo bambino, presero oro e argento dalle loro
borse, e mirra, e tutto deposero ai piedi del piccolo.
Poi si
prosternarono a terra e pregarono, in una lingua strana che non
comprendemmo.
E quando li
condussi alla camera preparata per loro, camminavano come in timore e
reverenza di ciò che avevano visto.
Quando
venne il mattino partirono. E dissero: “Il bambino non ha che un giorno,
eppure noi abbiamo visto la luce del nostro Dio nei suoi occhi e il
sorriso di Dio sulla sua bocca. Proteggetelo, vi preghiamo, affinché lui
possa proteggere tutti noi”.
E dopo
queste parole, montarono sui cammelli e scomparvero alla nostra vista.
Ora, verso
il suo primo nato Maria mostrava più meraviglia e stupore che gioia.
Lanciava
lunghe occhiate al suo piccolo, poi volgeva il viso verso la finestra e
si perdeva a fissare le lontananze del cielo, come se contemplasse una
visione.
E si
stendevano valli tra il suo cuore e il mio.
E il
bambino crebbe, in corpo e in spirito, ed era diverso dagli altri
bambini. (…)
A volte,
quando lo portavo a letto, diceva: “Di’ a mia madre e agli altri che
dormirà solo il mio corpo. Il mio spirito rimarrà con loro, finché il
loro spirito giungerà al mio mattino”.
E molte
altre meravigliose parole diceva quand’era fanciullo.
Ma sono
troppo vecchia per ricordare.
Ora mi
dicono che non lo vedrò più. Ma come posso credere a quello che dicono?
Io lo sento
ancora ridere, lo sento ancora aggirarsi correndo per la casa.
E ogni
volta che bacio la guancia di mia figlia, il profumo di lui mi torna al
cuore. E sembra che il suo corpo venga di nuovo a colmare le mie
braccia.
Ma non è
strano che mia figlia non mi parli del suo primo nato?
A volte il
mio desiderio di lui è più grande del suo, così mi sembra. Lei rimane
immobile dinanzi alla luce del giorno, come un’immagine scolpita nel
bronzo, mentre il mio cuore si scioglie e scorre in mille rivoli.
Forse lei
sa qualcosa che io non so.
Vorrei che
potesse dirlo anche a me.»
* * *
E’
Khalil Gibran, un poeta libanese, che fa parlare Anna, la mamma di
Maria di Nazareth, con queste parole. Le parole di una nonna.
Ho pensato
che in questo Natale possiamo guardare, in modo speciale, i nonni.
E fare loro i nostri auguri.
Che
strane figure i nonni!
A loro è
richiesto di esserci. Con i figli e con i nipotini. Ogni volta che ne
abbiamo bisogno. Poi, però, si devono fare da parte.
Tante volte
non possono neanche dire i loro pensieri. Eppure con i loro pensieri
hanno guidato la nostra crescita.
A loro
chiediamo di essere pronti, quando servono. Poi, però, devono essere
altrettanto pronti a ritirarsi, quando lo vogliamo noi.
Quante
volte succede che, giovani genitori, abbiamo paura che i nostri bambini
si affezionino a loro. Che si avvicinino troppo. Come se i figli
potessero dimenticare i loro genitori!
Possiamo
chiederci: noi, che oggi siamo i nuovi genitori, ci siamo dimenticati di
loro? Perché allora quelle crisi di gelosia nei loro confronti, quando
il nostro bambino corre fra le loro braccia? Non sono quelle le braccia
che hanno accolto noi bambini e che, oggi, ritroviamo sempre pronte ad
accoglierci quando ne abbiamo bisogno?
Il Natale è
la festa dei bambini, diciamo. Fidiamoci dei nonni - che
poi sono i nostri genitori. Essi alimentano la felicità dei bambini.
Diciamo
loro un Buon Natale! Di cuore. E con tanta gratitudine.
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