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NOVEMBRE: I NOSTRI MAESTRI…
22 novembre 2009
Siamo oltre
metà strada. Nove giorni, poi anche questo mese se ne va. Ci dicevamo,
due settimane fa, che questo è un mese prezioso. Per pensare. Il mese
dei morti, lo chiamiamo, nella nostra tradizione.
Chi sa dove
sono andati i nostri pensieri. Presi dagli impegni che riempiono le
giornate, o catturati dalle feste che abbiamo inventato, o, ancora,
guidati da quel timore sordo che ci fa dire che pensare alla morte
‘porta disgrazia’. Eppure avevamo provato a dirci che pensare alla
morte significa pensare alla vita. Ma, forse, il problema è
che non siamo troppo abituati a pensare. Siamo giù di
allenamento.
Abbiamo il
fiato per correre tutto il giorno. Poi, appena ci fermiamo a dialogare
con i nostri pensieri, sopraggiunge il fiatone. E allora giù di nuovo a
correre. Sembra che ci siamo cresciuti con questi ritmi.
Nel nostro
fisico il fiatone ci viene quando ci mettiamo a correre. Allora
cerchiamo di rallentare il passo. Con la nostra mente, invece,
sembra che il fiatone ci viene quando ci fermiamo a pensare. Che strano!
Siamo poco allenati. E’ vero che tutto sembra dirci che pensare… a che
serve? La TV, internet con le sue chat, gli uomini della politica,
perfino certi uomini di religione ci dicono di non pensare troppo: ci
pensano loro a pensare per noi! Che bello! No?
Io,
comunque, ci provo a proporvi ancora qualche pensiero che possa
accompagnarci. Almeno in questi ultimi giorni di un tempo così prezioso.
Perché - non lo dimentichiamo mai - possiamo imparare fino all’ultimo
giorno di vita. E imparare a pensare è il più bel regalo che ci possiamo
fare.
Dunque,
novembre. Sentite: Carlos Castaneda, uno scrittore californiano, ci
racconta di uno dei suoi incontri con don Juan, un vecchio saggio degli
indiani Yaqui, in Messico.
«Sostenni
che per me non avrebbe avuto nessun significato dilungarmi sulla mia
morte, perché un tale pensiero mi avrebbe dato solo disagio e paura.
“Sei
proprio un disastro - mi disse - la morte è il solo saggio
consigliere che abbiamo.
La morte è
la nostra eterna compagna: è sempre alla nostra sinistra, a un passo di
distanza.
La cosa da
fare, quando sei impaziente, è voltarti e chiedere consiglio alla tua
morte. Ti sbarazzi di un’enorme quantità di meschinità, anche se
soltanto hai la sensazione che la tua compagna è lì che ti sorveglia.
Uno deve
chiedere consiglio alla morte e sbarazzarsi delle meschinità proprie
degli uomini che vivono come se la morte non dovesse mai toccarli.
Ogni volta
che senti che tutto va male e che stai per essere annientato, voltati
verso di lei e chiedile se è vero. La tua morte ti dirà che hai torto.
La tua morte di dirà ‘non ti ho ancora toccato’.
Non c'è
neppure bisogno che tu veda la morte: è sufficiente che ne senta la
presenza intorno a te”».
Che ne
pensate? Io non so se sia il solo saggio consigliere che abbiamo.
Di sicuro è un buon consigliere, perché ci insegna a
ridimensionare tante nostre meschinità e piccinerie che rischiano di
toglierci la pace del cuore.
Certo non è
un pensiero facile. Ritrovarci da soli e pensare alla nostra morte non
ci fa piacere.
Perché
allora non proviamo a parlarne con loro, con i nostri morti, con
loro che questa strada l’hanno già percorsa?
Tutti,
credo, abbiamo qualcuno della nostra famiglia che ha già completato
questa parte di vita che noi ancora stiamo vivendo. Un padre, una madre,
un fratello o un amico. I più giovani possono avere un nonno… Parliamone
con loro. Quando andiamo al cimitero. Ma anche quando stiamo in casa, da
soli.
Sarebbe
bello che imparassimo a dialogare con i nostri cari. Ci
insegneranno a sentire che loro non sono poi così lontani da noi. La
loro Energia Vitale, la loro Anima, è qui con noi. Non è altrove. E’
vero, noi non sappiamo dire ‘come’, ma, in questo caso, il come non è
poi così importante. Importante, invece, è imparare a tenere aperto il
nostro dialogo con loro.
Proprio
loro, che sono più avanti di noi in questo misterioso cammino della
vita, possono diventare i nostri amici, i nostri compagni di viaggio,
i nostri maestri.
Così come
noi, fra poco o tanto di questo tempo che misura la nostra vita di oggi,
lo saremo per i nostri figli o per i nostri nipoti. O per i nostri
amici. Per coloro che, dopo di noi, continueranno questo medesimo
cammino.
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