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LA SUA MANO SULLA SPALLA
15 novembre 2009
Questi
giorni si è parlato molto di crocifisso. Avete sentito? Bisogna
togliere il crocifisso dalle scuole, dice l’Europa. Polemiche a non
finire. Quasi si trattasse di un simbolo di partito: cioè del simbolo
di una parte. Vi ricordate quando, qualche anno fa, i sottopartiti
nati dal PCI si contendevano la falce-e-martello? Quando i sottopartiti
nati dalla DC si contendevano lo scudo-crociato? E quelli di destra la
fiamma tricolore? Mi sembrava di essere ritornato a quei tempi,
ascoltando certe dichiarazioni: di tanti nostri politici, perfino di
alcuni uomini di chiesa! Il crocifisso ridotto a simbolo di parte. Che
peccato.
Che fine
ha fatto, per noi cristiani, Gesù di Nazareth che sulla croce -
simbolo della “civiltà” di Roma – ha dovuto lasciare la sua vita di
giovane uomo?
Oggi vi
invito ad ascoltare, insieme con me, le parole che Kahlil Gibran, un
poeta libanese vissuto nella prima metà del 1900, fa dire a Simone di
Cirene: l’uomo che, secondo i Vangeli, ha aiutato Gesù a portare la
croce sul Calvario.
“Ero in
cammino nei campi quando lo vidi: portava la croce e lo seguiva una gran
folla.
Anch’io
allora presi a camminare al suo fianco.
Più di una
volta la croce che portava lo costrinse a fermarsi, perché il suo corpo
era stremato.
Allora mi
si avvicinò un soldato romano e mi disse: «Tu che sei saldo e robusto,
porta la croce di quest’uomo». A queste parole il cuore mi si gonfiò nel
petto e provai gratitudine.
E portai la
croce.
Era
pesante, fatta di pioppo impregnato di piogge invernali.
E Gesù mi
guardò. Il sudore della fronte gli scorreva sulla barba.
Allora mi
guardò, e disse: «Bevi anche tu questo calice? Vi accosterai le labbra,
insieme a me, fino alla fine del tempo».
Così
dicendo, pose la mano sulla mia spalla libera. E procedemmo insieme
verso la collina del Cranio.
Ma io non
sentivo più il peso della croce. Sentivo solo la sua mano. Come ala di
uccello sulla mia spalla.
E arrivammo
in cima alla collina. E là dovevano crocifiggerlo.
Fu allora
che avvertii il peso della croce.
Non disse
parola mentre gli conficcavano i chiodi nelle mani e nei piedi, e dalle
sue labbra non uscì lamento.
E non
tremarono le sue membra sotto il martello.
Sembrava
quasi che le sue mani e i suoi piedi fossero morti, per rivivere solo
nel bagno di sangue. E lui sembrava desiderare quei chiodi, come un
principe desidera lo scettro, e sembrava implorare che lo innalzassero
alle vette.
Il mio
cuore non lo compiangeva: era troppo preso da meraviglia.
Ora, l’uomo
al quale ho portato la croce è divenuto la mia croce.
Se mi
dicessero ancora «Porta la croce di quest’uomo», io la porterei fino a
quando la strada si chiudesse nel sepolcro.
Ma gli
chiederei di tenermi la mano sulla spalla.
Accadde
molti anni fa. E ancora oggi, seguendo i solchi del campo, e in quel
sopore che precede il sonno, rivolgo spesso il pensiero a quell’uomo che
amo.
E sento la
sua mano alata qui, sulla spalla sinistra”.
Vi
confesso una cosa. Ogni volta che leggo questa pagina il mio cuore si
commuove. E spesso, molto spesso, nei momenti di difficoltà, quando il
dolore mi sembra ingiusto e troppo pesante, mi sorprendo a farGli questa
preghiera. Che mi tenga la Sua mano sulla spalla libera, perché
il peso della croce che sta sull’altra sia accompagnato dalla leggerezza
e dalla soavità della sua mano.
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