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DUEMILA400 ANNI DOPO…
1 novembre 2009
Sentite
questo dialogo. Non è proprio di questi giorni! Ma, chi sa…
-
Socrate: Non ti pare evidente che su alcune cose tutti siamo d’accordo,
mentre su altre noi siamo in disaccordo?
- Fedro: Mi sembra di comprendere quello che dici. Ma parla in modo più
chiaro.
-
Socrate: Quando uno pronuncia la parola ‘ferro’ o ‘argento’, non
pensiamo tutti alla medesima cosa?
- Fedro:
Sicuramente.
-
Socrate: Ma quando diciamo ‘giusto’ oppure ‘bene’? Non ti pare che
andiamo uno da una parte e uno dall’altra? E siamo in disaccordo gli uni
con gli altri. E perfino con noi stessi?
Duemila400
anni fa due uomini si scambiavano questi pensieri. Socrate, il maestro,
cercava di portare il suo amico e discepolo a ragionare su quanto fosse
difficile, allora, trovare dei punti comuni sui quali ritrovarsi per
definire ciò che è bene e ciò che non lo è. Per comprendere le
cose che sono giuste e quelle che non lo sono. Duemila400 anni
dopo a che punto siamo?
La
tecnologia ha fatto passi da gigante, siamo anni luce lontani dalla
vita di allora: radio, televisione, automobili, aerei, telefono,
internet… Siamo andati perfino sulla luna. E l’evoluzione del
pensiero? Anch’esso è così evoluto?
Anche noi,
quando nominiamo un oggetto concreto, sappiamo bene ciò che diciamo e ci
troviamo subito d’accordo nel pensare tutti alla stessa cosa. Appena
diciamo ‘automobile’ o ‘telefono’, subito ci ritroviamo d’accordo,
tutti, nel sapere di cosa stiamo parlando.
Se ci
chiediamo invece cos’è bene, non capita anche a noi di ritrovarci
a pensare spesso a cose diverse?
Cosa
significa per noi, uomini del duemila, cercare il bene?
Se ci
guardiamo intorno, troviamo di tutto. Per alcuni cercare il bene
significa farsi gli affari propri, nel senso di cercare innanzitutto il
proprio interesse. Prima ci sono io, poi, molto ‘poi’, vengono gli
altri. Per altri cercare il bene significa vivere e agire in modo
da non fare del male a nessuno. Alcuni mettono al primo posto il
bisogno di accumulare sempre di più. Fare soldi diventa la prima
preoccupazione della vita, al punto che chi ha tante ricchezze viene
visto come uno da imitare, addirittura da invidiare. “Beato lui!”
diciamo. Altri investono tutte le loro energie per la carriera,
per acquistare potere: nella politica, nella professione, nella cultura,
perfino nella religione!
Poi
troviamo persone che spendono la loro vita per essere utili agli
altri. Persone che addirittura mettono la loro vita dopo quella degli
altri.
E tutti
sono convinti che ciò che fanno, e come lo fanno, è bene.
Dov’è il
bene allora? Meglio: che cosa è il bene per noi? Meglio ancora: cos’è il
bene per me? Quali sono, cioè, i miei valori di riferimento? Che
cosa ritengo importante nella vita? Che cosa ritengo così importante da
non doverci rinunciare per nessuna ragione?
Un altro
Maestro, vissuto quattrocento anni dopo questo dialogo tra Socrate e il
suo discepolo, diceva “Dov’è il vostro tesoro, lì c’è il vostro cuore”.
Magari molti di noi lo conoscono. Era Gesù di Nazareth. Invitava i suoi
discepoli a vedere dove fosse il loro cuore. Perché non si perdessero
nel cammino della vita. Disorientati, senza sapere in quale direzione
andare. O addirittura senza accorgersi che stavano andando in una
direzione, pensando di andare invece in un’altra. O, in altre parole,
pensando di investire le loro energie per il loro bene, con il rischio,
invece, di sprecare tempo e forze per cercare cose che non meritavano
tanta fatica.
Capita mai
a voi di chiedervi quanto tempo passiamo con tutti quegli oggetti che la
tecnologia ci mette a disposizione? La televisione, il computer, il
telefonino… E quanto tempo dedichiamo ad ascoltare quella domanda così
antica, che già si facevano duemila400 anni fa, e che ancora non ha
trovato una risposta definitiva?
Sincerità
per sincerità, penso che dobbiamo riconoscere che non è molto il tempo
che dedichiamo a cercare di comprendere che cosa sia giusto considerare
bene e che cosa sia giusto considerare giusto nella vita.
Mi chiedo
cosa direbbe Socrate, se tornasse qui con noi. Magari non capirebbe
niente dei nostri telefonini ultima generazione, ma penso che si
accorgerebbe di una cosa: che più facciamo uso di questi strumenti, che
ci accompagnano sempre e dovunque, più siamo lontani tra di noi,
più siamo lontani perfino da noi stessi.
E forse ci
farebbe, anche a noi, la stessa domanda che faceva al suo discepolo:
cos’è il bene? E l’altro Maestro, magari neanche lui ci capirebbe
niente con i nostri computer, ma sarebbe subito pronto per chiederci:
“Dov’è il tuo tesoro?” Che significa: dov’è il tuo cuore?
Non
rispondiamo subito. Andiamo a vedere dov’è.
Un
invito. Questi giorni molti di noi si recano al cimitero
(durante questo mese ne riparleremo). Andando al cimitero, insieme ai
fiori, proviamo a portarci queste domande. Ne parliamo con i nostri
cari: chi sa, magari loro hanno tanto da dirci. Se noi li ascoltiamo…
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