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DIO: PADRE O MADRE?
(1)
4 ottobre 2009
E’ da
tanto tempo che desideravo scriverle, ora mi sono decisa. Nel suo
articolo GLI INSEGNAMENTI DELLA VITA, nel numero di Voce di novembre
dell’anno scorso (ha visto da quanto tempo ci penso?), lei a un certo
punto parla di Dio e scrive che Lui è “Padre e Madre di tutti”.
Io sono credente, frequento la chiesa anche se non tutte le domeniche,
ma le sue parole mi hanno sorpreso perché io ho sempre sentito che Dio è
nostro Padre: anche la preghiera dice “Padre nostro che sei nei
cieli…”. Perché lei dice che Dio è Padre e Madre? Può spiegare meglio il
suo pensiero?
Claudia
J.
Cara
Claudia, parlare di Dio è veramente difficile. Noi, ora, ci proviamo e,
seguendo la sua riflessione, lo faremo in due tempi, oggi e la settimana
prossima. Perché difficile? Perché la nostra mente non può contenere
qualcosa/qualcuno che è tanto più ‘grande’ di noi. Anche la religione
infatti, meglio, le religioni ne possono parlare solo per
immagini. Così fanno in realtà anche tutti i testi sacri (la Bibbia,
il Corano, la Bhagavad-Gita, ecc.).
E la
psicologia? La psicologia, per definizione, quando parla di Dio
può farlo soltanto partendo dall’uomo, dalla conoscenza - sia
pure limitata - che questa scienza ha dell’essere umano. E quando essa
legge i testi sacri e riflette sul rapporto uomo-Dio, non può che fare
riferimento alle esperienze della vita.
Quali
esperienze? L’esperienza fondamentale che accompagna il nostro essere
nel mondo si può sintetizzare dicendo che la nostra vita è una
vita di relazione. Dai primi momenti dell’esistenza noi siamo in
relazione. Fin dalla nascita tutto il processo di crescita si svolge in
una relazione continua con le persone significative che incontriamo. (In
realtà prima ancora di nascere il bambino già vive in relazione con la
propria madre: è un rapporto fisico, ma è anche un rapporto affettivo.
Due corpi parlano tra loro scambiandosi le informazioni necessarie
perché la gravidanza proceda in modo sano, e due menti parlano tra loro
scambiandosi sensazioni ed emozioni. Sono i corpi e le menti della mamma
e del bambino.)
Ora
possiamo chiederci: quali sono le relazioni più significative? Sono
certamente quelle che noi viviamo in famiglia. I nostri primi
interlocutori sono i genitori. Poi, man mano, il nostro campo
relazionale si espande fino a comprendere tutte quelle persone che
incontreremo nel corso degli anni.
Il
rapporto con i nostri genitori è il legame più intenso che segna la
nostra vita e ci permette di crescere in buona salute. Guardiamo un
bambino: la mamma e il babbo sono le persone che si prendono cura di
lui, l’accudiscono, lo proteggono e l’accompagnano nella crescita. A
loro il bambino ricorre quando si trova in difficoltà, sono loro che per
primi si premurano di assisterlo e di aiutarlo. Senza la loro cura e
senza il loro affetto un bambino non potrebbe vivere. Certamente non
potrebbe vivere sano.
E’ a questa
esperienza di accudimento e di cura totali che facciamo
riferimento quando, da credenti, parliamo del rapporto con Dio.
Il riferirci a questa esperienza non avviene tanto sul piano culturale
(filosofico/teologico), quanto piuttosto sul piano affettivo (= quello
delle emozioni). E’ lì che nel nostro mondo interno noi andiamo a
ricercare questa esperienza così ‘antica’ e così profonda. La cura che
da bambini riceviamo (abbiamo ricevuto) dai nostri genitori, il loro
accudimento, diventa così immagine della ‘cura’ che Dio si prende
di noi, come figli.
Tenendo
presente questa esperienza, proviamo ad entrare ora direttamente nella
sua riflessione su Dio Padre-e-Madre. Ci entriamo facendoci due
domande. Oggi ci fermiamo sulla prima: se la nostra esperienza ci parla
di cure materne e paterne, come cure essenziali per la vita, perché
limitare l’immagine di Dio alla sola figura di un padre?
Tanto più che nell’esperienza della maggioranza di noi, è la madre il
genitore più presente, mentre il padre, spesso, rimane un po’ più
‘esterno’ nella vita dei figli.
Ora, se
nella nostra esperienza, l’accudimento e la cura (= la relazione
d’amore) la viviamo nell’incontro con la mamma e il babbo, quando
vogliamo parlare del rapporto d’amore che fonda l’incontro tra Dio e
gli uomini non possiamo limitarci alla sola immagine di
padre, ma abbiamo bisogno di poterlo guardare anche nella sua
dimensione di madre nei confronti dell’umanità e del mondo. Per il
nostro cuore riscoprire in Dio la dimensione di Padre-e-Madre è
sicuramente di maggior conforto che non vederlo soltanto come
padre. E la Sua presenza diventa una presenza più piena nella nostra
vita.
Ci fermiamo
qui per oggi. Da qui ripartiremo la settimana prossima, con la nostra
seconda domanda, per dirci qualche altro pensiero.
(Dio, Padre e Madre -1)
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