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UN ANNO INSIEME
2 agosto 2009
Era luglio
dello scorso anno quando abbiamo iniziato il nostro dialogo sulle
pagine di Voce. Ogni settimana ci siamo incontrati e abbiamo condiviso
dei pensieri. Aver condiviso tante riflessioni non significa,
naturalmente, che siamo tutti d’accordo, nel senso che tutti abbiamo lo
stesso parere. E’ impensabile. E non sarebbe neanche giusto chiedercelo.
Soprattutto quando andiamo a confrontarci su questioni che riguardano
tematiche fondamentali per l’essere umano.
Quando ho
accettato la proposta di aprire una rubrica di psicologia, l’ho fatto,
guidato da questa convinzione: nessuno di noi ha il monopolio della
verità. Nessun essere umano, per quanto colto sia o per quanto sia
in alto nella scala sociale, può affermare di essere depositario della
verità. E’ vero che qualcuno ogni tanto ci prova a sostenerlo, ma, sia
pure nel rispetto che si deve a ciascuno, è difficile ritenere che chi è
convinto di possedere la verità sia una persona equilibrata,
sufficientemente equilibrata.
In questo
anno abbiamo provato, all’inizio, a fare un primo viaggio intorno
all’uomo. Ricordate? Abbiamo incontrato il corpo, la
mente e l’anima. Ci siamo interrogati sul senso del nostro
essere nel mondo, sulla vita e sulla morte. Abbiamo provato ad ascoltare
domande che nascevano da avvenimenti drammatici che ci interrogavano
come comunità civile. Provando pure a confrontarci come comunità di
credenti. Siamo poi ripartiti per un altro viaggio, un viaggio sul
pianeta famiglia.
Altre
volte, poi, il nostro dialogo è stato ancora più diretto. Con le
vostre lettere mi avete portato esperienze di vita, riflessioni,
interrogativi. Che avete voluto condividere con me e con tutti gli altri
lettori di questo settimanale. Siamo intorno ai duemila. Lo
sapevate? Tante sono le copie che ogni settimana sono stampate e
distribuite. Una buona (speriamo!) piccola famiglia.
Mi
piacerebbe che questo dialogo, ormai aperto, possa continuare.
Soprattutto con i vostri interventi. Non vi preoccupate di dover
scrivere tanto o con uno stile da letterati o da giornalisti o da
scrittori. Scrivete come vi viene. Anche solo cinque righe. L’importante
è che possiate dire la vostra, offrendo a tutti una riflessione, un
interrogativo, una domanda… che ci aiuti a pensare. Magari anche a
sorprenderci.
Portate una
vostra esperienza: condividere un’esperienza è un gesto di solidarietà.
Chi legge ha la possibilità di pensare, trova un’occasione per
riflettere. Spesso l’esperienza di un altro ci aiuta a guardare anche
aspetti della nostra vita che da soli non riusciremmo a cogliere,
immersi come siamo nei nostri punti di vista.
Come
fare per scrivere? Se disponete di un computer o avete qualcuno (un
figlio, un nipote, una persona amica) che ce l’ha, potete usare la posta
elettronica: quella che in gergo ormai tutti chiamiamo e-mail
(pare che se non si dice qualche parola in inglese, siamo… fuori
mercato!). Se, invece, volete usare la posta normale, benissimo,
basta scrivere qualche riga su un foglio e spedirlo all’indirizzo di
Voce. State certi che non ci sarà mai una censura a quello che scrivete,
e che io proverò comunque a rispondervi, anche se dovessi trovarmi nella
condizione di non sapere cosa dirvi: vi risponderò dicendo che non so
cosa rispondervi!
Tra coloro
che finora mi hanno scritto, qualcuno mi ha pregato di non mettere il
suo nome sul giornale. Nessun problema: in questi casi metterò un nome
fittizio, come ho già fatto con chi me l’ha chiesto.
Come ci
lasciamo per l’estate? Intanto continuando a sentirci vicini, nei
nostri pensieri e - per chi può coltivare anche questa dimensione nella
sua vita - sentirci vicini nella preghiera.
Poi mi
permetto di invitarvi a leggere un buon libro: ‘buono’ significa
un libro che ci fa bene. Certo, abbiamo internet e tutti gli
annessi e connessi. Ma non dimentichiamo di regalarci un tempo di
riflessione. Un tempo di silenzio. Ne abbiamo bisogno: è come un po’ di
sole per i reumatismi. E un libro è di sicuro uno strumento utile per
pensare. E per stare un po’ con noi stessi. Molto più della TV, di
internet o di facebook…
Una cosa
che forse facciamo poco: proviamo a camminare. Camminare. Sì,
perché vi meravigliate? I medici ci dicono continuamente che il nostro
corpo ha bisogno di muoversi per conservarsi in buona salute. Questo
ormai lo sappiamo tutti. Basta farlo! Sapevate, poi, che camminare fa
bene anche al nostro umore? Camminando, nel cervello si attiva la
produzione di sostanze che sostengono il buon umore: si chiamano
endorfine. Sono un ottimo ansiolitico e un altrettanto prezioso
antidepressivo! E’ il nostro organismo che le produce: nessun effetto
collaterale indesiderato! E non dimenticate di bere. Acqua! Il
nostro corpo ne ha assoluto bisogno.
Un grazie
al sole che ci riscalda. Un grazie anche all’acqua che,
dal cielo, speriamo non si dimentichi totalmente di noi durante questa
estate - senza fare danni, però.
Ora ci
salutiamo. Per ritrovarci a settembre. Riposati e, magari, anche un po’
più svegli!
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