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PIANETA FAMIGLIA (10)
QUANDO NASCE UN BAMBINO…
28 giugno 2009
Quando
nasce un bambino… nascono anche una madre e un padre. Ci avevate
mai pensato? Una madre e un padre non esistono prima: è il figlio che li
fa diventare genitori.
Un bambino
che viene al mondo è la voce della vita. E’ il canto dell’energia
dell’universo. Quando guardi i suoi occhi, senti che accendono la luce
dentro il tuo cuore. E non ci sono segreti che si nascondono. Lui è lì,
davanti a te. Anzi, dentro di te. Sa trovare ogni volta la strada per
incontrare, nel profondo della tua anima, quel bambino che hai
dimenticato in qualche angolo del tuo mondo interiore. L’hai
dimenticato, perché hai imparato che diventare grandi significa
abbandonare l’anima del bambino.
E ora lui
ti chiede di ritrovarla. Anzi, viene dentro di te per cercarla
insieme, perché lui ne ha bisogno e sa che tu pure questo bisogno ce
l’hai. Ce l’hai, perché non puoi vivere solo la tua dimensione di
adulto. Ce l’hai pure, perché ora ti serve per dialogare con lui. Per
incontrarlo.
Solo un
bambino può incontrare un bambino. E quel bambino che sei stato è
la fonte dell’energia vitale, è la voce della vita che canta nel tuo
cuore. E che ora questo tuo figlio ti chiede di poter ascoltare. Per non
sentirsi solo. In questo mondo nel quale ha deciso di venire. Per
camminare con te. Anzi, con voi. Con voi due. Mamma e babbo.
Mamma e
babbo. Sì. Perché nella nostra cultura, prendersi cura del bambino è
ancora un compito della mamma. Dicevo sopra che quando nasce un bambino
nascono anche una madre e un padre. Be’, che nasca una madre è ovvio, è
naturale. Che nasca un padre? Onestamente, osservando come anche
le giovani coppie vivono la nascita di un figlio, ho qualche dubbio. La
presenza del babbo, troppe volte, è come… un accessorio. Se c’è, ok. Se
non c’è, pazienza. Se ne può fare a meno. Direte: “Ma oggi le cose sono
cambiate. Vedi quanti giovani padri vanno in giro con il passeggino, il
sabato o la domenica mattina, mentre la mamma sta in casa a fare le
faccende…”. Sì, come fossero tanti babysitter!
Quando
nasce un bambino, la vita di una donna è completamente
trasformata. Dovremmo dire stravolta. (Di questo parleremo, molto
seriamente, la prossima volta). E la vita di lui? Dopo qualche
giorno tutto sembra ritornare come prima. Il suo lavoro, il suo tempo
libero, i suoi hobby. Perfino il suo sonno. Sa’, lui deve andare a
lavorare, quindi bisogna che dorma la notte. Poi bisogna che esca con
gli amici, a calcetto o a guardarsi la partita o a fare un giro in moto:
non può mica stare tutto il giorno a lavorare e la sera e nei
finesettimana a casa… gli prende un esaurimento nervoso!
Cari
padri, giovani padri, i vostri bambini hanno bisogno di voi. E voi
di loro! (Un grande bisogno ne hanno anche le vostre compagne. Per
essere delle buone madri. - Ma di questo ne riparleremo. Oggi restiamo
con i bambini).
Se mi
regalate qualche minuto, provo a proporvi qualche altro pensiero.
Prendersi
cura di un bambino significa entrare in relazione con lui.
Entrare in relazione con lui significa fermarsi. Fermarsi dal
ritmo incalzante che guida le nostre giornate. Fermarsi a respirare. I
tempi di un bambino sono tempi naturali. Se lo ascoltiamo, lui ci
insegna a ritrovarli in noi stessi.
L’andare di
corsa, in fondo, ci serve. Quasi ci protegge. E’ vero che ci lamentiamo,
ma è altrettanto vero, se ci guardiamo un po’, che quando non siamo
pressati dagli impegni del lavoro e ci capita di avere un po’ di tempo
libero - pensiamo a certi finesettimana -, subito sentiamo il respiro
dell’ansia che si risveglia, dentro di noi, dal torpore in cui è rimasta
durante gli altri giorni, strapieni di cose da fare. E allora ci
industriamo per riempire il tempo. Che fare? Dove andare? Con chi
usciamo? Possibile che non mi cerca mai nessuno? Devo essere sempre io a
chiamare gli altri…
Un
bambino, con la sua presenza, mi chiede di esserci. Di stare lì. Con
lui. A fare che? Niente! A stare con lui. E con me. Perché se sto un po’
con lui, se mi permetto di tenerlo fra le mie braccia, posso sentire che
lui sta proprio lì. Con me. E non c’è bisogno di correre per scappare da
qualche parte. Il mio tempo è pieno. Pieno della presenza, nella
reciprocità. I pensieri possono fermarsi, senza che la paura di
ascoltarli ci spinga di nuovo nella corsa che ci tutela dall’ansia.
Questo una
donna lo sa bene. Il suo corpo l’aiuta nell’intimità con il suo bambino.
Quando è attaccato al seno, lei sente che tutti e due sono lì. In un
dialogo senza parole. In una vicinanza fuori dal tempo e dallo spazio.
Noi uomini
non abbiamo questo ‘privilegio’. Il nostro corpo non ci aiuta. Ma noi
non siamo solo corpo! Se proviamo a guardare questo bambino che è
entrato nella nostra casa, sarà lui il nostro maestro. Ci insegna
a stare con lui. E ci fa scoprire che stare con lui sarà davvero anche
stare con noi stessi. Quando lo prendiamo fra le braccia, sentiamo il
suo cuore che parla con il nostro. Come? Anche noi maschi
abbiamo un cuore? E sì. Così è. E questo piccolo angelo, piombato in
casa da chi sa quale parte del mondo, ci fa scoprire che non siamo solo
animali da produzione, ma anche, e prima di tutto, persone
che camminano e nuotano nel mare della vita.
Quando
nasce un bambino…
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