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PIANETA FAMIGLIA (9)
PARTORIRE & NASCERE
21 giugno 2009
Sono al
settimo mese di gravidanza. Tanti pensieri affollano la mia mente e
tante paure, insieme con il desiderio sempre più forte di vedere
finalmente in faccia mio figlio. I nostri amici ci raccontano della
nascita dei loro bambini e del fatto che anche il padre era presente
al parto della moglie. Io non so se questa cosa mi piace: sono
indecisa, ma ho paura che se lo dico a mio marito lui la prende male.
Oggi lo fanno tutti, sembra che io voglio fare la speciale o quella
diversa dalle altre. Lui, quando parliamo con gli amici, dice che gli
piacerebbe esserci, anche se poi aggiunge “ma se poi io mi sento male?”,
ma subito dopo “ma tanto l’hanno fatto tutti…”. Vorrei non fare una cosa
sbagliata, né con lui, né tantomeno con mio figlio… Mi può aiutare a
capirci meglio?
Maria
Laura A.
Cara M.
Laura, come vede, ho tenuto ferma la sua lettera per tre settimane. Ho
voluto aspettare per collocarla all’interno del nostro viaggio sul
pianeta famiglia. La settimana scorsa abbiamo parlato della
gravidanza, e lei ci invita a riflettere un momento anche sul
parto.
Provo ad
indicare alcuni pensieri che possono esserci d’aiuto nel guardare ad un
momento così particolare nella vita di una donna. Nella vita di una
famiglia. E nella vita di ciascuno di noi.
Cominciamo
dalla fine - che poi è anche l’inizio, se ci pensiamo. Tutti noi
abbiamo partecipato ad un parto. Tutti noi? Sì, tutti noi. Perché
tutti noi siamo nati. E la nascita, se ci pensiamo bene, non è
che il parto visto con gli occhi del bambino. Ognuno di noi, dato
che siamo al mondo, ha scritta nella sua memoria profonda e antica
questa grande esperienza: nascendo abbiamo partecipato al parto della
nostra mamma.
Questo
pensiero ci aiuta a comprenderne un altro. Ad esso collegato. Il parto è
una ‘cosa’ che si fa in due: la donna e il bambino, la mamma e
suo figlio. Chiunque altro è ‘esterno’ a questo momento. Se vogliamo
proprio dircela fino in fondo, dovremmo dire che chiunque altro è
‘estraneo’ a questo momento.
Chiunque
altro, chi? Chiunque altro! L’ostetrica, il medico, le infermiere…
perfino il marito, il padre del bambino. Il momento del parto appartiene
ai due attori, che lo costruiscono insieme. Insisto su questo pensiero,
perché, purtroppo, viene spesso dimenticato. Anche dagli addetti ai
lavori.
Pensiamo
una cosa: oggi è prassi comune che per partorire si va in ospedale. Ma,
se ci pensiamo bene, in ospedale non ci si va quando siamo malati?
Perché è quando siamo malati che abbiamo bisogno del medico. E tanto più
stiamo male, tanto più abbiamo bisogno della sua presenza vicino a noi
(= l’ospedale). Non è così?
E’ qui che
emerge un rischio: andare in ospedale per partorire rischia di farci
vedere il parto come fosse una malattia.
Dice un
grande maestro di ostetricia (= la parte della medicina che si occupa
della gravidanza e del parto), F. Leboyer, che “bravo medico è colui che
sa stare in sala parto con le mani dietro la schiena”. Che significa?
Che al medico si chiede di essere pronto a intervenire se dovesse
emergere qualche complicazione; e, nello stesso tempo, di essere
altrettanto attento nel saper rispettare i tempi e la ‘competenza’ della
donna e del suo bambino.
Ho detto
competenza. Perché vede, M. Laura, non so se gliel’ha mai detto
nessuno, ma una cosa fondamentale che nessuna donna dovrebbe dimenticare
è che lei sa partorire e il suo bambino sa nascere.
Proprio come avete fatto voi due fino ad oggi. In tutti questi mesi, lei
(= il suo corpo e la sua mente) ha saputo far crescere questo figlio
dentro di lei, e il suo bambino (= il suo corpo e la sua mente) ha
saputo crescere nella sua pancia. Questa interazione, costante e
reciproca, che avete costruito per nove mesi, perché dovrebbe
interrompersi proprio per il momento del parto? Ecco perché dicevo che
il parto è una ‘cosa’ che si fa in due: lei e il suo bambino!
Allora
vorrei darle un suggerimento. In questi mesi chi sa quante volte lei
avrà parlato con il suo bambino… Bene. Ora, quando ci parla, cominci a
dirgli anche: “Piccolino mio, fra poco io e te dovremo fare una
bella fatica: il travaglio e il parto. Io lo dico a te e tu lo dici a
me: non aver paura, perché saremo insieme. Metteremo
insieme le nostre energie, la mia e la tua. In un’intimità unica al
mondo per l’intensità e la forza che contiene”. Vedrà che suo figlio le
farà un sorriso e le dirà di stare serena. Perché lui già lo sa che non
sarà solo. E sa anche che, in quel momento, non lascerà sola la sua
mamma.
E suo
marito? Tranquilla, non l’ho dimenticato. Per il tempo del
travaglio suo compito sarà quello di proteggere la vostra intimità,
il vostro lavoro. Proteggerla da intrusioni esterne, dalla
confusione che i ritmi di lavoro di un reparto ospedaliero
inevitabilmente creano, o da chi potrebbe intromettersi con i soliti
“fai così” o “fai cosà”. Lui sarà lì, accanto a lei: non deve fare
niente, ma deve fare molto: garantire che lei e il suo bambino
non veniate infastiditi o distratti (= allontanati) l’una dall’altro.
E al
momento del parto? Lasci perdere le mode e ascolti bene sé
stessa: se lei sente che le fa piacere che lui ci sia, allora glielo
chieda pure (e non stia a sentire le solite ‘balle’ sull’uomo che
sviene…). Lui sarà li, accanto a lei, a tenerle una mano o ad
accarezzarle la fronte… Se, però, lei dovesse sentire che la sua
presenza al momento del parto dovesse disturbarla, non abbia paura.
Glielo dica. Sicura che non toglierà niente a nessuno. Né a lui, né al
vostro bambino.
Ora, però,
prima di salutarci, una nota: oggi abbiamo parlato solo del
parto. Perché dopo, una volta che la mamma e il bambino hanno finito
questo ‘lavoro’, il marito-e-padre dovrà essere molto presente
nella vita della famiglia. Ma di questo riparleremo.
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