|
CORPI… SENZ’ANIMA?
7 giugno 2009
C’era una
volta… una spedizione sulle montagne dell’Himalaya. Dopo giorni di
cammino, gli sherpa si fermano e non vogliono procedere. Restano fermi
per un giorno intero. (Gli sherpa sono una popolazione del Nepal
e del Tibet. Abituati a vivere alle grandi altitudini, vengono assunti
dagli alpinisti per portare a spalla il carico necessario per salire
sulle vette himalayane). Il giorno dopo, senza una ragione apparente,
ripartono con i loro carichi sulle spalle e riprendono il cammino. Ai
nostri alpinisti, che pensavano si fossero fermati perché sfiniti per la
stanchezza, “No - rispondono - non era stanchezza. Era che dovevamo
aspettare le nostre anime. Abbiamo corso così tanto che esse erano
rimaste indietro e rischiavano di perdersi. Un uomo non può
camminare senza la sua anima”.
Le anime!
Altre volte
ci siamo fermati su queste pagine a riflettere sull’anima. Su questa
dimensione dell’uomo che lo rende un essere così unico e così ricco tra
tutti i viventi. Ricco della sua capacità di essere in relazione.
In relazione con sé stesso: consapevole del suo stesso vivere e capace
di coltivare la domanda sul senso della vita. In relazione con gli
altri: capace di entrare in una reciprocità di ascolto e di parola.
Stimolati
dalla lettera di Manuela (ci diceva del suo disagio nel sapere
che il figlio e la sua ragazza vivono la loro intimità sessuale in casa
dei genitori - ricordate?), c’eravamo lasciati con una riflessione:
oggi andiamo tanto di corsa, troppo. Aggiungevo che questo nostro
andare così di corsa lo portiamo perfino nelle relazioni affettive
e nel modo in cui viviamo la nostra sessualità.
In questo
nostro tempo sembra che abbiamo assunto a legge fondamentale nella vita
quotidiana la velocità, il non poterci mai fermare, al punto da
dimenticare perfino che stiamo respirando.
Travolti
dalla velocità, come potrebbe la nostra vita affettiva e la nostra vita
sessuale vivere in una dimensione diversa?
Chiediamoci
quali sono i modelli ai quali facciamo riferimento nel momento in
cui viviamo le nostre relazioni affettive. Noi adulti, prima. Di
conseguenza, quali solo i modelli che offriamo ai nostri ragazzi perché
essi stessi ci si possano misurare.
La via
maestra attraverso cui i modelli di vita passano da una generazione
all’altra è la famiglia. Qualcuno potrebbe anche pensare che oggi
la famiglia ha perso questo privilegio. In parte è vero, ma solo in
parte. Il problema è che oggi la famiglia (= i genitori) tende a
delegare questa funzione, sottovalutando la portata di una scelta che
rischia di lasciare i figli in mani estranee, senza sapere a quali
‘maestri’ i ragazzi faranno riferimento.
E’ qui che
subentrano i nuovi ‘maestri’ - perché è così che si autodefiniscono.
Anche per le relazioni affettive? Anche nel campo dell’educazione
sessuale? Certo. C’è subito pronta mamma TV, accompagnata ormai
dall’onnipresente e onnisciente Internet. Il gatto e la volpe!
Il tutto amplificato, naturalmente, dal gruppo di amici, anch’essi
disorientati e in balia di questi sedicenti ‘maestri di vita’.
Solo un
esempio. In altra occasione riflettevamo sul fatto che sembra ormai un
cliché in fotocopia vedere come i telefilm, le telenovele, il cinema
ogni volta che ci raccontano di due persone che s’incontrano, dopo tre
minuti ce li fanno vedere a letto, a fare sesso. A fare sesso,
non a fare l’amore!
Come si fa,
del resto, a fare l’amore se non si costruiscono pensieri
condivisi, se non c’è un tempo per costruire il confronto, il dialogo?
Se non c’è un tempo perché le nostre anime possano parlarsi e
ascoltarsi, nella reciprocità? Se non c’è, cioè, un tempo per
conoscersi!
Diventa un
incontro solo di corpi. Senza anime. Gli sherpa dicevano che senza la
sua anima l’uomo non può camminare. Il corpo è veloce, l’anima ha
bisogno di tempo per incontrare un’altra anima. E senza l’anima anche
l’incontro sessuale diventa un incontro ‘meccanico’, vuoto. Ciò che
conta diventa allora la prestazione. Quante volte lo fai, quanto
dura, quante te ne sei fatte, e giù con amenità di questo genere. Ci
meravigliamo poi se il Viagra o il Cialis sono farmaci tanto diffusi?
Anche tra i giovani. Ci meravigliamo se i disturbi sessuali sono così in
aumento anche tra le giovani coppie? Ci meravigliamo se i tradimenti
diventano qualcosa da nascondere sì, al partner, ma da raccontare agli
amici ‘fidati’, quasi fosse una medaglia al valore?
Cari
genitori, dove siamo? Se non ci siamo noi, i figli imparano
da altre ‘scuole’.
Una o due
generazioni fa i genitori non permettevano ai figli neanche di restare
in casa da soli con la propria ragazza (figuriamoci far stare la figlia
con il ragazzo!), e anche quando uscivano, mandavano sempre qualche
fratello o sorella minore a ‘far compagnia’ alla coppia.
Oggi,
ripensare a questi comportamenti ci fa un po’ sorridere… Ma non
rischiamo, per essere ‘moderni’ di assumere un atteggiamento del tutto
opposto? Prima i genitori decidevano tutto per i figli, e niente
era consentito, neanche un po’ d’intimità e un po’ di tempo da
trascorrere liberamente insieme. Ora tutto è consentito, senza
che i genitori possano e sappiano proporre regole di comportamento
neanche in casa propria! Anche questo fa parte dell’educazione dei
figli, cioè del prendersi cura della loro formazione umana.
La casa dei
genitori è il loro nido. Di loro come genitori, per allevare i
figli. Di loro come coniugi, per viverci la loro intimità. Per
questo il disagio di cui ci parlava Manuela è un disagio del
tutto legittimo e sano per una madre e per un padre. I figli, in questa
casa, sono ospiti. Certamente graditi e desiderati, dicevo la settimana
scorsa, ma pur sempre ospiti. E se da adulti rivendicano la
libertà di viversi la sessualità come vogliono, è giusto e
necessario che siano loro ad assumersi la responsabilità di questa
scelta. Perché devono farlo protetti dai genitori, per di più nel
loro nido?
Ritorna a
LA MENTE E L'ANIMA

Biblioteca Home


|