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TRA CORPO E ANIMA
Da Platone ad Einstein
(2)
10 maggio 2009
Stimolati
dalla lettera di Vittorio, c’eravamo lasciati, la settimana scorsa, con
l’impegno di dare uno sguardo a quanto ci dice oggi la scienza,
in particolare la fisica, per avvicinarci ancora un po’ alla
comprensione di cosa sono l’anima e il corpo e del tipo di
relazione che li unisce.
La
fisica, nel tentativo di spiegarci come funziona l’universo, ci ha
sempre parlato di energia e di materia. Ci diceva che
l’energia è movimento, mentre la materia è statica: le onde
elettromagnetiche sono energia, quindi movimento, mentre una pietra è
materia, quindi è ferma, statica. Oggi, però, le conoscenze che
abbiamo acquisito ci aiutano a vedere che questa distinzione, tra
materia ed energia, la possiamo ancora fare, ma solo quando guardiamo a
quella dimensione della realtà che percepiscono i nostri sensi. Perché
appena entriamo dentro a ciò che chiamiamo ‘materia’ e a ciò che
chiamiamo ‘energia’, nella loro costituzione profonda, ci accorgiamo
subito che l’una e l’altra non sono che due manifestazioni della
medesima realtà. Anzi, la fisica subatomica si spinge ancora oltre e
ci spiega che la materia è solo un modo particolare che assume l’energia
nell’esistere.
Prendiamo
un sasso. La vecchia fisica ci diceva che, essendo materia, è statico,
in esso non c’è movimento. In realtà noi lo percepiamo così con i nostri
sensi. Ora sappiamo, però, che se entriamo nella struttura del
sasso fino ad incontrarne le molecole, gli atomi e, giù giù, fin dentro
al nucleo degli atomi stessi, noi vedremo un movimento continuo. Finché,
ad un certo punto, non sapremo più distinguere tra particelle (materia)
e onde (energia).
Ciò
significa che non ci sono una materia statica e un’energia dinamica,
come fossero due realtà contrapposte. Ma materia ed energia non sono che
due aspetti di una realtà che è unica. In tutto l’universo,
dall’infinitamente piccolo (il mondo subnucleare) all’infinitamente
grande (le galassie), non c’è discontinuità tra energia e materia: esse
sono della stessa natura.
Se tutto
ciò che esiste partecipa di un’unica natura (= energia), perché non
possiamo pensare che anche ciò che definiamo materiale e
spirituale, quindi, per stare al tema di oggi, ciò che chiamiamo
corpo e anima, sono anch’essi della stessa natura? Lo sono
proprio in quanto esistono. Come per tutto l’universo, anche tra loro
non può esserci discontinuità o contrapposizione.
Vittorio si
chiede, nella sua lettera, “se sia proprio compatibile con
l’antropologia cristiana la formula di Einstein sulla reversibilità
materia-energia applicata al rapporto corpo-anima”. Sono le
considerazioni che abbiamo fatto fin qui, oggi e la settimana scorsa,
che mi fanno dire che non vi trovo incompatibilità. Anzi, credo
proprio che l’antropologia in genere, quindi anche l’antropologia
cristiana, non può non aprirsi alle scoperte della nuova fisica, dal
momento che anche l’uomo è parte del medesimo universo, la
cui costituzione profonda vede che la relazione tra materia ed energia è
definita dalla reversibilità, essendo esse due manifestazioni diverse di
una realtà unica.
Parlare del
rapporto energia-materia come immagine del rapporto anima-corpo,
possiamo prenderlo come un nuovo tentativo di spiegazione o, come
dicevamo la settimana scorsa, come una nuova ipotesi di ricerca.
Significa arricchire e approfondire l’immagine dell’uomo che la
riflessione antropologica ha fin qui costruito.
Non
dovremmo anche noi utilizzare le conoscenze di cui oggi disponiamo per
provare a costruire un nuovo modello che ci permetta di
avvicinarci ad una più profonda conoscenza dell’essere umano? In fondo
Platone e Aristotele, come anche S. Agostino e S. Tommaso, hanno fatto
la stessa cosa: hanno usato le conoscenze di allora per costruire un
modello che aiutasse a comprendere l’uomo.
Riprendendo, infine, il riferimento che Vittorio fa alle “religioni
mistiche dell’oriente”, dobbiamo riconoscere che rispetto a queste nuove
conoscenze che la scienza ci offre, la visione del mondo e dell’uomo che
tradizionalmente appartiene a certe culture orientali (taoismo,
buddismo, induismo, per es.) è molto più vicina alle scoperte della
fisica moderna di quanto non sia il nostro pensiero occidentale.
Ciò non
significa che i due modelli di pensiero sono interscambiabili.
Significa, però, che ciascuno dei due ha qualcosa da dire all’altro e
l’apertura di un dialogo arricchirebbe entrambi. Non credo che possiamo
pensare che il modello dell’uomo che ha elaborato l’antropologia
occidentale (cristiana) sia esaustivo di tutta la realtà dell’essere
umano.
Oggi ci
fermiamo qui. Perché vorrei riprendere con voi alcune riflessioni sul
rapporto tra scienza e filosofia/teologia. La prossima volta.
(anima-corpo 2. continua)
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