|
IL DIGIUNO: UN BISOGNO DELL’ANIMA
5 aprile 2009
Cos’è il
digiuno? E cosa c’entra con la psicologia? Proviamo, oggi, a partire da
un altro versante, anch’esso, come la psicologia, attento all’uomo e,
nello stesso tempo, frutto della sua riflessione: il versante delle
religioni.
Tutte le
religioni prestano un’attenzione particolare alla pratica del
digiuno. E ce la propongono definendo dei momenti particolari, come
tempi forti da vivere, rompendo la routine del quotidiano. Non solo
il cristianesimo, l’islam, il buddismo, per citare quelle più conosciute
da noi. Ma anche in quelle religioni meno diffuse o più lontane dal
nostro pensiero occidentale, se le guardiamo con attenzione, troveremo
momenti e tempi particolari in cui viene proposto/richiesto un tempo per
il digiuno.
Per noi
cristiani i giorni di questa settimana sono un tempo forte: essi
ci riportano agli ultimi giorni della vita di Gesù di Nazareth su questa
terra. In particolare il giorno della sua morte, il venerdì santo,
è un momento che siamo invitati a vivere facendo digiuno.
Dire
digiuno ci fa subito pensare al cibo, alla privazione dal cibo.
Procurarsi il necessario per mangiare è stata la prima attività
dell’uomo ed è la prima attività di ogni essere vivente. Dagli organismi
più semplici a quelli più complessi. Mangiare è una necessità. Una
necessità per vivere. Perché allora l’invito a digiunare? E che senso ha
dire che il digiuno è un bisogno dell’anima?
Guardiamoci, dopo aver fatto un buon pranzo. Magari quello delle feste.
Con lo stomaco pieno. E’ esperienza di tutti, credo, che lo stomaco
pieno appesantisce la mente. La medicina ci spiega anche il perché di
questo ‘strano’ fenomeno. Lo stomaco e i suoi diretti collaboratori
richiedono più energia per il lavoro che devono svolgere, così il sangue
vi affluisce in maggiore quantità, lasciando un po’ più scoperto un
altro organo, pure importante: il cervello. E la nostra mente è meno
attenta, possiamo dire ‘meno sveglia’: i nostri pensieri rallentano,
quando non si fermano del tutto e… ci addormentiamo! Tutto questo è
naturale. E sano.
Lo sappiamo
così bene, che quando dobbiamo fare un lavoro particolarmente
importante, conoscendo appunto come siamo fatti, cerchiamo di ‘tenerci
leggeri’. Non diciamo così? Il nostro stomaco, alleggerito da un pasto
frugale, non richiede tanta energia e il cervello può disporre di tutto
l’ossigeno che gli serve. E la nostra mente può respirare.
E se
respira la mente, la nostra anima può sorridere…
Ecco
l’energia del digiuno. Non appesantire il corpo. Donare
leggerezza alla nostra mente. Per ridare le ali alla nostra
anima.
Ma quale
digiuno per l’uomo contemporaneo?
Certo, il
primo digiuno è quello che possiamo fare astenendoci dal cibo. Ma
non è solo questo. Oggi, lo sappiamo bene, ciò di cui ci rimpinziamo non
è solo quello che mettiamo in bocca.
Qualche
esempio, per capirci.
Il digiuno
dalla televisione. Tutto il giorno questa macchina riempie di
chiacchiere la nostra casa e le nostre orecchie e il nostro cervello. In
fondo, così facendo, ci tutela perfettamente dal ‘pericolo’ (!) di stare
un po’ con i nostri pensieri. Pensate cosa sarebbe un giorno di libertà
dalla televisione! Una serata trascorsa con la nostra famiglia. Magari
parlando un po’ tra noi, per riscoprire che sappiamo anche farci
compagnia.
Digiuno
dal telefonino. Uno strumento utile, sì, ma anche un attrezzo che ci
segue ovunque. In casa, per strada, in macchina, al lavoro, di giorno,
di notte… dovunque e sempre. Sembra una protesi o un’appendice del
nostro corpo. Cosa sarebbe un giorno in cui lo teniamo spento! Un giorno
in cui non mandiamo neanche un sms. Pensate ai nostri ragazzi. Ai nostri
bambini – ai quali abbiamo già regalato il telefonino prima ancora che
sapessero leggere e scrivere. Aiutiamoli a vivere una giornata senza
l’ossessione di tenerlo vicino, di dover guardare ogni momento se
qualcuno ha chiamato o se è arrivato qualche messaggino. Aiutiamoli a
stare un po’ con loro stessi. E con noi.
Digiuno
dalle chiacchiere. Stiamo con gli altri, ma non li vediamo. E
parliamo, parliamo, parliamo. Senza ascoltare né ciò che diciamo né,
tantomeno, ciò che dicono gli altri. Lo diciamo a mo’ di proverbio:
apriamo la bocca e le diamo fiato!
Digiuno
da internet. YouTube, facebook, chat. Di tutto, di più. Entriamo in
casa. Una cena ingurgitata con gli altri della famiglia, tv accesa (così
non corriamo il pericolo di doverci parlare), poi di corsa al pc.
Dobbiamo incontrare gli amici… Incontrare? Ma chi incontriamo se ce ne
stiamo da soli, con gli occhi fissi sul monitor, totalmente estraniati
da chi vive a tre metri da noi, nella stessa casa?
Digiuno
dal bisogno di imporre le nostre idee. In famiglia, con i colleghi
al lavoro, con gli amici. Pensate a chi fa politica, a chi scrive su un
giornale - come sto facendo io in questo momento - o tiene una
conferenza o partecipa a qualche spettacolo in televisione. Quanto siamo
pieni delle nostre idee, convinti che queste e solo queste sono quelle
giuste. E chi la pensa diversamente da noi è fuori strada. Abbiamo così
rimpinzato la nostra testa che non c’è più posto per ascoltare: per
accorgerci che la Verità è tanto più ampia delle nostre piccole menti.
Digiuno.
Una parola antica quanto preziosa. Ma una parola che rischia di essere
vuota per noi che viviamo nella società del benessere. Grazie a Dio qui
tutti abbiamo di che mangiare. E tanto di più. Ma, pieni di tutto e
appesantiti da quanto vogliamo accumulare, corriamo il rischio di non
saper più guardare chi siamo e come stiamo investendo la nostra
vita.
Riscoprire il digiuno. Per la salute della nostra anima. E,
in ultimo, in spirito di solidarietà con chi il digiuno non sa
neanche cosa sia, perché non sa cosa significhi poter mangiare tutti i
giorni…
Ritorna a
LA MENTE E L'ANIMA

Biblioteca Home


|