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ELUANA:
UNA DOMANDA APERTA
15 febbraio 2009
Mi ero ripromesso di
non parlarne. Ma troppe persone mi hanno posto questa tremenda domanda:
cosa si dovrebbe fare? E io non so rispondere. Oggi con voi voglio
proprio condividere questo mio non saper rispondere. Che significa: il
mio non avere una risposta certa, sicura.
Non potevi esimerti
allora dall’entrare nella questione? Potevi parlare d’altro, in fondo la
psicologia di argomenti da affrontare ne ha così tanti… Perché hai
deciso di entrarci?
Ho deciso di entrarci
perché mi sono accorto che quanto sta avvenendo questi giorni, dopo la
presa di posizione di tanti nostri uomini politici (passando per
maggioranze e opposizioni, a tutti i livelli istituzionali) abbiamo
rischiato, e tuttora stiamo rischiando, di cadere in una tremenda
trappola. Una trappola politico istituzionale. Come se il vero
problema fosse veramente ‘chi sta con la costituzione e chi
invece non vuole rispettarla’!
Ma è questo
l’interrogativo che ci porta questa giovane donna con la sua vita così
misteriosa e incomprensibile? Per noi e per le nostre scienze? Sì,
perché è proprio misteriosa e incomprensibile anche per le nostre
scienze: medicina, biologia e psicologia non sono ancora riuscite ad
entrare pienamente in quello stato di vita che chiamiamo coma. E’
tuttora una zona irraggiungibile, nelle sue aree più profonde, per gli
strumenti e le conoscenze di cui disponiamo a tuttoggi. Gli specialisti
che ne parlano, se vogliono parlare con l’onestà dell’uomo-di-scienza,
sanno bene che, accanto a dati di fatto (la mancanza e/o presenza di
certe risposte a determinati stimoli), ci portano la loro opinione.
Rispettabile, certo, ma sempre opinione. E un’opinione non è un
dato di fatto scientificamente provato: è il risultato della lettura che
una persona fa quando cerca di mettere insieme le sue conoscenze
(scientifiche) e i suoi valori (esistenziali). Sia egli uno
specialista o l’uomo della strada.
Ed è importante che
colui che esprime il suo pensiero tenga presente che quanto più sa (=
quanto più conosce i dati che le scienze ci offrono) tanto più deve
essere chiaro nel dire: “questo è il dato finora provato dalle
conoscenze scientifiche e questo è il mio pensiero”.
Distinguendo bene l’uno dall’altro. Quando non si fa questa
distinzione e non la si esplicita, facciamo come ai tempi di Galileo,
quando i teologi, esperti nelle sacre scritture, pretendevano di
insegnare allo scienziato come era fatto l’universo, rifiutando
così di guardare la complessità del reale, perché loro
‘sapevano’… Oggi, questo stesso rischio lo corrono sia gli uni che gli
altri. Ogni volta che pretendono di proporre il loro pensiero come se
solo esso racchiudesse tutta la verità.
Eluana.
Io credo che questa giovane donna, costretta in un letto da tanti anni,
incapace di alimentarsi in maniera autonoma, con il suo silenzio e la
sua sofferenza, per noi incomprensibili, ci parla del mistero della
vita e della morte. E di fronte a questo mistero, se vogliamo
ascoltarlo, non possiamo che provare a ritrovare un po’ di silenzio ed
entrare in noi stessi. E provare così a dialogare con la nostra anima.
Elie Wiesel,
Nobel per la pace 1986, scrive: «… “Ogni domanda possiede una
forza che la risposta non contiene più… L’uomo si eleva verso Dio per
mezzo delle domande che Gli pone. Ecco il vero dialogo: l’uomo
interroga e Dio risponde. Ma le sue risposte non si comprendono, non si
possono comprendere, perché vengono dal fondo dell’anima e vi rimangono
fino alla morte. Le vere risposte tu non le troverai che in te… Prego il
Dio che è in me di darmi la forza di poterGli fare delle vere domande”.
Mi convinsi che [attraverso questi pensieri] mi trasportava con sé
nell’eternità, in quel tempo in cui domanda e risposta diventano Uno»
(E. Wiesel, La notte).
Socrate,
un grande maestro dell’antichità (IV sec a.C.), insegnava ai suoi
allievi che la strada che conduce al vero sapere passa attraverso il
sapere di non sapere. Solo se sono consapevole di non sapere troverò
la forza di muovermi verso la conoscenza. E la strada maestra è quella
di ascoltare le domande che la vita, di giorno in giorno, ci
mette davanti attraverso le esperienze che ci fa incontrare.
Ascoltare le domande.
Quali domande? Le domande che la nostra anima ci pone. E la prima
domanda che essa ci pone riguarda proprio il mistero della vita e
della morte. Cos’è l’una e cos’è l’altra. E, soprattutto, la
inseparabilità dell’una dall’altra.
In altre occasioni,
su questo giornale, c’eravamo trovati di fronte alla domanda sul senso
della vita e della morte. Sul senso del nostro essere nel mondo. Ci
dicevamo quanto fosse irrinunciabile per ciascuno di noi ascoltare
questa domanda. E tenerla aperta.
Forse dovremo davvero
tenerla aperta per tutto il fluire del (nostro) tempo, fino
all’eternità: perché solo lì, oltre il tempo, nell’Eterno troveremo che
domanda e risposta diventano UNO. In Dio, origine della Vita.
Io non so quale sia
il ‘compito’ con cui Eluana è venuta in questo mondo. Né so quale sia il
senso di una presenza così carica di dolore nella vita di suo padre e
dei suoi familiari. Tantomeno so se è arrivato per lei il momento di
lasciare questa vita: onestamente devo dire che credo che nessun altro
possa dare una risposta sicura ad una domanda come questa.
Credo di poter dire,
comunque, che per la mia anima la sua vita è diventata una domanda
aperta. Una domanda che mi accompagna nella ricerca del senso del (suo
e) mio essere nel mondo. Adesso. Qui. Con la mia storia, il mio passato
e il mio presente. E con il mio futuro, quello che sarà.
Molti chilometri
separano il suo corpo fisico dal mio: non sarà questa una dimensione del
nostro incontro. Ma sento che le nostre anime possono parlarsi. Nel
silenzio del raccoglimento e della preghiera.
Mi è difficile
pensare che dobbiamo decidere noi di lasciarla morire. Ma questa è solo
la mia opinione. La mia verità. Ma è poi questa la sua
verità?
(consegnato al giornale l'8 febbraio)
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