|
PIANETA FAMIGLIA (5)
FIDANZAMENTO: il tempo della conoscenza
8 febbraio 2009
Ancora un
pensiero su questa fase del ciclo vitale della famiglia.
La
settimana scorsa abbiamo parlato del corteggiamento, indicandolo come il
momento in cui ha inizio la storia di una nuova famiglia. Avevamo usato
la parola corteggiamento per evidenziare come questa fase ci
accomuni, in natura, a tutto il mondo animale. A questo punto,
focalizzando il nostro campo visivo sull’animale-uomo, possiamo
riprendere una parola che appartiene alla nostra cultura:
fidanzamento.
E’ una
parola, in verità, che viene usata sempre meno, che rischia di essere
messa in archivio: il luogo dove si conservano i documenti che vanno
‘messi da parte’. Chi sa, magari per riprenderli al momento opportuno…
Il mio timore è che il disuso di questa parola nasca dal fatto che è una
parola impegnativa. Se ci pensate, essa ha in sé una radice
verbale ‘seria’: la parola fides, che in latino significa
fiducia, fedeltà, affidamento. Oggi molti giovani, e non solo i giovani,
piuttosto che ‘siamo fidanzati’ preferiscono dire ‘stiamo insieme’.
Quando non addirittura, semplicemente ‘usciamo insieme’. Come se non ci
fosse nessun impegno. Né una reciprocità.
Vorrei dire
ora una parola con i genitori. Cambiamo pure i riti, se
vogliamo. Può essere che abbia perso di senso il ‘fidanzamento
ufficiale’, il momento in cui lui fa entrare la sua ragazza in famiglia
e lei presenta il suo ragazzo ai suoi. Ma con che cosa li sostituiamo?
Tante volte noi adulti siamo così spaventati di proporre ai figli i
nostri valori… Ma se non glieli proponiamo noi, chi altri può farlo al
nostro posto? La televisione? Che ci sa presentare i rapporti tra un
uomo e una donna solo come rapporti ‘di letto’ (= a letto)? Non ci
accorgiamo che i telefilm, le telenovele, il cinema ogni volta che ci fa
vedere due persone che si incontrano, dopo tre minuti ce li mostra a
letto a fare sesso? A fare sesso, non a fare l’amore! Come
si fa, del resto, a fare l’amore se non si costruiscono pensieri
condivisi, se non c’è un tempo per costruire il confronto, il dialogo?
Se non c’è un tempo perché le nostre anime possano parlarsi e
ascoltarsi, nella reciprocità? Se non c’è, cioè, un tempo per
conoscersi!
Il
fidanzamento è il tempo della conoscenza. Meglio, il tempo dell’inizio
della conoscenza. Perché questo sarà un processo che ci accompagnerà
per tutto il tempo che condivideremo con una persona.
E’ un tempo
prezioso. Solo su una buona conoscenza può fondarsi una sufficiente
consapevolezza per maturare la decisione se scegliersi per
condividere la vita.
Ma questo
tempo della conoscenza è anche il tempo dell’innamoramento. E’ il
tempo, cioè, in cui l’altro viene idealizzato.
Si dice che
essere innamorati è un po’ come essere malati.
Sempre,
quando guardiamo un’altra persona, noi la vediamo in modo parziale:
certe cose le guardiamo di più, altre di meno. Se siamo in buoni
rapporti, tendiamo a guardare di più gli aspetti positivi dell’altro e a
passare sopra a certi elementi fastidiosi. Viceversa, se i rapporti non
sono buoni, amplifichiamo ai nostri occhi i limiti dell’altro e ne
sminuiamo i pregi.
Quando
siamo innamorati questo processo è ancora più amplificato. I nostri
occhi vedono a colori tutti gli aspetti ‘buoni’ dell’altro e mettono in
ombra, in un’area molto poco illuminata, certi limiti e certe
caratteristiche che, in altre circostanze, ci farebbero essere piuttosto
critici verso questa persona. Tutto ciò è naturale. Niente da ridire.
Tanto
‘naturale’ che se volessimo analizzare con gli strumenti della biologia
come sta funzionando il nostro cervello, vedremmo che certi processi
biochimici sono alterati. I mediatori chimici (= quelle sostanze che
fanno sì che le cellule del cervello dialoghino tra loro) agiscono in
maniera alterata rispetto alla normalità degli altri tempi della vita.
Il cervello ‘innamorato’ funziona diversamente da come funziona in tempi
di ‘normalità’. Questo fenomeno lo conosciamo così bene che ci siamo
creati anche un modo di dire: quando vediamo qualcuno tanto contento,
sorridente, con lo sguardo luminoso, che si prende cura di sé più del
solito, magari anche un po’ distratto… gli diciamo “ma che sei
innamorato!?”. Che è un po’ come dire “ma non sei normale!”.
Attenzione,
però. Perché parallelamente dovremmo dire che siamo malati (= i
nostri processi mentali sono alterati) anche quando, invece, siamo in
una relazione di grande conflittualità con una persona. Se da innamorati
ne vediamo (quasi) esclusivamente gli aspetti positivi e siamo pronti a
giustificare ogni possibile sbaglio, ora, immersi nel conflitto,
attiviamo una modalità opposta. Vediamo (quasi) esclusivamente gli
aspetti negativi: qualunque cosa l’altro fa o dice, immediatamente gli
attribuiamo un significato negativo, un’intenzione ‘cattiva’ nei nostri
confronti. E non siamo disposti a giustificare nessuno sbaglio o parola
o gesto che possa farci male. E’ quello che succede quando in una
relazione di coppia siamo sull’orlo di una separazione, per esempio. Ma
anche in mille altre circostanze.
Ma che
c’entra questo con il fidanzamento?
Dicevamo
che da innamorati siamo specializzati nel vedere gli aspetti positivi
dell’altro, anche rischiando di esagerare. Bene. Facciamone una scorta,
perché ci serviranno quando ci succederà di affrontare momenti difficili
con il nostro partner. Avremo bisogno, allora, di attingere a questa
riserva per non cadere nella trappola di veder tutto nero e dirci, con
tanta, troppa facilità e velocità, che abbiamo sbagliato a metterci con
questa persona!
Chi sa? Se
il fidanzamento, da innamorati, potesse essere come aprire un conto
in banca - la banca del nostro cuore - dove depositare i nostri
tesori (= tutto il positivo dell’altro), sarà lì che andremo ad
attingere al momento del bisogno: quando la vita ci metterà davanti la
necessità di fare delle ‘spese’ che, da fidanzati, non avevamo previsto…
(Pianeta famiglia 5. continua)
Ritorna a
LA MENTE E L'ANIMA

Biblioteca Home


|