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PIANETA FAMIGLIA (4)
CORTEGGIAMENTO: tra natura e cultura
1 febbraio 2009
La volta
scorsa abbiamo fatto un excursus sulle varie tappe del ciclo vitale
di una famiglia. Ne abbiamo enumerate alcune. Ci dicevamo che è un modo
un po’ artificiale di considerare il processo evolutivo di un organismo
vivente, com’è la famiglia, perché la vita in realtà procede lungo un
percorso continuo, senza interruzioni e senza salti. Ma - ricordate? -
le nostre scienze hanno bisogno di procedere per passi al fine di
comprendere l’oggetto del proprio studio. Perché così funziona la mente
umana: ha bisogno di ‘mettere in fila’ le cose che vuole guardare.
Oggi il
nostro sguardo lo poniamo sulla prima tappa del ciclo vitale:
l’abbiamo chiamata CORTEGGIAMENTO. Questa parola appartiene allo studio
del comportamento animale. Con essa designiamo quel momento in
cui il maschio e la femmina si incontrano e, attraverso segnali
specifici, cercano di richiamare l’attenzione dell’altro. Si tratta di
attuare uno dei compiti più significativi che la natura assegna agli
individui di una specie: mettere al mondo altri individui in modo che la
specie stessa possa continuare. Il cane, il gatto, il leone, la formica…
ciascuno ha il suo modo, ma tutti sono impegnati a svolgere lo stesso
compito.
Anche l’animale-uomo
è inserito in questo grande progetto della natura.
Ma, mentre
le altre specie eseguono questo compito guidate completamente dall’istinto,
per noi umani accanto al richiamo istintivo opera una dimensione che
appare altrettanto potente: la cultura. L’uso di questa parola
non ci tragga in inganno. Spesso la usiamo per indicare quanto una
persona è colta, cioè ‘quanto ha studiato’, quanto è esteso il suo campo
di conoscenze. In questo caso, invece, essa indica quell’insieme di
abitudini, tradizioni, usanze, valori che guidano il nostro modo di
vivere, le nostre scelte. Usiamo questa parola nel senso che le
attribuisce l’antropologia: la scienza che studia le varie civiltà e il
comportamento degli uomini e delle donne all’interno di queste
(antropologia = scienza dell’uomo; dal greco ànthropos = uomo +
lògos = studio).
Mentre
l’istinto è quella forza naturale che ‘spinge’ il maschio a ricercare la
femmina, e viceversa, la dimensione culturale definisce, per noi umani,
il come questa ricerca dovrebbe concretizzarsi.
Nel corso
della storia si sono succeduti molti cambiamenti, così come molte
diversità possiamo cogliere nelle diverse civiltà, anche a noi
contemporanee. Solo per fare un esempio: un tempo erano le famiglie che
sceglievano la moglie per il proprio figlio o il marito per la figlia
(in alcune culture continua ad avvenire anche ai nostri giorni…). Oggi
da noi questo sarebbe impensabile!
Ma
ritorniamo un momento al mondo animale. Due gatti che s’incontrano e
decidono di ‘fare coppia’ agiscono in totale e assoluta libertà: se sta
bene a loro due, sta bene a tutti.
E’ così
anche per noi umani? Potrebbe sembrare di sì. E invece non
è proprio così semplice! E’ vero che due giovani che cominciamo una
storia si scelgono liberamente, ma… Ma tutti ci mettono bocca! Tutti
chi? Gli amici, per esempio. Gli amici di lui hanno i loro bei commenti
da fare sulla sua ragazza, le amiche di lei altrettanto… Non è così?
E le famiglie? Apriti cielo! I genitori di lui LA ‘misurano’
dalla punta dei capelli alla punta dei piedi: se è alta, bassa, carina,
intelligente, fine, educata, se ha studiato, che lavoro fa, come si
veste, ecc… E non basta qui. Perché c’è un’altra cosa ancora che la
famiglia di lui ‘misura’ con altrettanta attenzione: la famiglia di lei.
Che famiglia è, cosa fanno i genitori, i fratelli, i nonni…
Naturalmente, senza che adesso mi sto a ripetere, è chiaro che anche
la famiglia di lei fa tutte queste ‘operazioni’ su di LUI e la sua
famiglia. Tali e quali!
Dove ci
portano queste osservazioni? Non a criticare: è naturale che una
famiglia si preoccupi che il proprio figlio (la propria figlia) faccia
una scelta ‘buona’ nel momento in cui incontra la persona con cui,
forse, andrà a condividere la vita. E’ naturale ed è giusto. Anche
questo significa continuare a prendersi cura dei figli.
Dove ci
portano allora? A dirci una cosa: in questo momento, che noi vediamo
come l’inizio per la vita di una famiglia, sono sì due persone
che si incontrano e si scelgono, ma sono anche due famiglie che
si incontrano e si scelgono. Sono due gruppi di persone (gli amici) che
si frequenteranno e si influenzeranno reciprocamente, nel bene e nel
male.
Se non
teniamo presente tutto ciò, rischiamo di non comprendere la complessità
di questo momento che segna l’inizio di una nuova storia: la storia di
una famiglia. E’ un momento pieno di fascino questo per i ragazzi che lo
vivono, ma è anche un tempo non facile. Conoscersi è un’operazione
complessa. Tanto complessa che avrà bisogno di continuare per tutta la
vita.
Ma questo è
un tempo complesso e difficile anche per i genitori: essi sanno
che devono essere presenti, ma in punta di piedi. Attenti, cioè, a
comprendere i sentimenti dei figli e a non voler imporre ad ogni costo
il proprio punto di vista. Quando ci sono delle osservazioni da fare,
vanno fatte. Ma con garbo e, soprattutto, con rispetto. Rispetto
verso il proprio figlio (la propria figlia): parlandone e, soprattutto,
ascoltando. Essere presenti nella vita dei figli ci chiede di mettere
ancora maggior attenzione nell’ascoltare i loro pensieri, i loro
progetti, le loro domande. Tutte le volte che ci viene da dire: “Ma
stammi a sentire!”, proviamo anche a chiederci, magari sottovoce: “Ma io
quanto lo sto a sentire mio figlio?”…
Questo
significa provare ad essere genitori sufficientemente buoni.
Anche, e soprattutto, in un momento così importante nella vita dei
figli.
(Pianeta famiglia 4. continua)
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