|
NATALE… COM’E’ ANDATA?
18 gennaio 2009
Riprendiamo
la vita normale, finalmente! Chi sa quanti di noi l’avranno detto dopo
aver subito l’assedio di tutti questi giorni di festa…
Da qualche
settimana abbiamo iniziato insieme un viaggio in famiglia, un
viaggio sul PIANETA FAMIGLIA. E lo continueremo. Immaginando di poter
accompagnare nel suo percorso di vita una famiglia normale. Normale?
Che senso ha questa parola? Beh, noi la usiamo per dire di una famiglia
che procede nel suo viaggio, attraversando tutte le tappe del ciclo
vitale, dall’inizio alla fine. Sapendo bene, però, che la vita può
avere anche i suoi incidenti di percorso...
Oggi,
all’inizio di un nuovo anno, ci avviciniamo proprio a quelle famiglie
che un incidente di percorso l’hanno avuto: un’interruzione nel ciclo
vitale, una specie di dirottamento. Proviamo ad incontrare le
famiglie separate.
Le feste di
Natale per queste famiglie sono quasi sempre un periodo tanto difficile.
Vissuto, spesso, nella confusione, con il peso dei giorni e dei
pensieri. Per i figli. Per i genitori. E per le famiglie d’origine: i
nonni, gli zii.
I
genitori separati, se sono riusciti a conservare un rapporto civile
tra loro, magari hanno potuto anche scambiarsi una parola di auguri,
pure con un po’ di rispetto e - perché no? - anche con un po’ di
affetto. Una separazione è sempre un’esperienza di sofferenza, ma se
possiamo conservare il rispetto reciproco, questo ne attenua
l’intensità, diminuisce la tensione e nello stesso tempo aiuta a
contenere il senso di fallimento per un progetto di vita, prima
condiviso, che poi non è andato in porto.
Le
famiglie d’origine, di lei e di lui, hanno visto rinnovare il dolore
della separazione. Per i genitori vedere il proprio figlio o la propria
figlia soli, al pranzo di Natale, a Capodanno, senza colei o colui che
erano fino a poco tempo prima il compagno di vita, ha sicuramente
condito di amarezza i pasti consumati insieme e colorato di tristezza il
tempo condiviso.
E i
figli?
Nelle
sentenze di separazione c’è sempre un punto che definisce con chi devono
stare i figli in questo periodo. La vigilia con il padre, il giorno di
Natale con la mamma, S. Stefano ancora con il babbo. Poi, l’ultimo
dell’anno? E il primo? Non si finisce più. Ho visto certe sentenze così
puntigliose… Questi poveri figli sembrano pacchi da trasportare
da una casa all’altra. Certo, qui gioca molto la qualità del rapporto
che i due genitori, pure separati, riescono a tenere in piedi tra loro.
Quanto più c’è rispetto tra i due, tanto più c’è attenzione
verso i figli. E questa attenzione sicuramente attenua la sofferenza nel
cuore dei figli e li aiuta a reggere, con un po’ più di leggerezza, il
peso della separazione dei genitori.
Ma quando
questi continuano a litigare, come staranno i figli? Tante volte
noi adulti siamo così presi dai nostri problemi, dalle nostre
rivendicazioni, dal dolore per i torti subiti, che perdiamo di vista il
fatto che, se pure come coniugi o ex coniugi possiamo litigare tutto il
tempo che vogliamo, non possiamo però caricare sulle spalle dei figli le
nostre tensioni.
I figli
hanno bisogno di avere due genitori che si accorgano di loro. E’
un bisogno fondamentale. E’ un diritto. Ma se siamo incastrati nei
nostri conflitti, come facciamo a guardare ai nostri figli? Non ce la
possiamo fare. Tutto il nostro campo visivo è occupato dalla rabbia e
dai rancori.
E i figli
lo sentono. Quando sono bambini - lo sapete? - essi pensano di essere
loro la ragione per cui i genitori litigano e non vanno d’accordo.
Pensano che perfino il fatto che i genitori si separano è per colpa
loro. Sono proprio eroici questi bambini: è così forte in loro il
bisogno di salvare un’immagine positiva del babbo e della mamma, che si
accollano tutte le responsabilità! Quando poi i figli sono più grandi,
pur conservando nel profondo del loro cuore l’amarezza e il senso di
colpa per la separazione dei genitori, a volte riescono, per fortuna,
anche a ‘mandarli in quel paese’, quando questi (i genitori) la fanno
tanto lunga. Anche se sappiamo bene, purtroppo, che pure questo po’ di
sfogo non li solleva dal dolore…
Ora, però,
il Natale è passato. E’ passato anche il Capodanno. Vorrei fare un
invito ai genitori separati e ai loro genitori, i nonni. Proviamo a
guardare di nuovo negli occhi di questi figli. Vi leggeremo il
desiderio di essere visti nei loro bisogni di figli. Vi leggeremo il
bisogno che hanno di sentirsi voluti bene sia dal babbo che dalla mamma.
Anche se non vivono più insieme. Hanno bisogno di sentirsi dire che se i
genitori sono separati, loro non c’entrano. E che per loro il babbo e la
mamma ci saranno sempre!
Allora, un
ultimo pensiero. Se i nostri conflitti ci offuscano la vista, proviamo a
non aver paura di chiedere aiuto. Facciamolo per i figli, magari,
se non riusciamo a farlo per noi. Una coppia in gravi difficoltà non ce
la può fare da sola. Abbiamo bisogno di trovare una mano che ci
accompagni nella ricerca di un po’ di pace, nel ritrovare il desiderio
di una tregua che permetta di sciogliere la tensione che ci toglie il
respiro. Andiamo da uno psicologo, da una coppia di amici fidati, da un
sacerdote… insomma, da una persona che sia in grado di dare una mano per
riattivare il dialogo. Una persona che non prenda le parti di uno
contro l’altro, ma che ci aiuti ad abbassare le armi. Non per farci
stare insieme per forza, ma perché anche se la separazione appare
inevitabile, essa non ci travolga in una sorta di valanga di morte.
Tutto quanto abbiamo costruito insieme, nel tempo condiviso, non merita
di essere distrutto.
Un pensiero
infine a chi, invece, questi giorni li ha passati in serenità e santa
pace con i propri famigliari: ringraziamo la Vita che ci ha fatto questo
grande dono. Con l’attenzione a saperlo coltivare!
Ritorna a
LA MENTE E L'ANIMA

Biblioteca Home


|