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Il corpo, la mente, l’anima
LA MENTE: ragione ed emozioni
21 settembre 2008
La
settimana scorsa, incontrando la MENTE - la dimensione psicologica
dell’essere umano -, abbiamo considerato la capacità di essere
consapevoli di noi stessi. La capacità, cioè, di conoscere e di
riflettere sulle nostre azioni, sui nostri pensieri e
sulle nostre emozioni. Oggi ci avviciniamo ancora e proviamo ad
aprire la ‘scatola’ della mente e a guardare cosa c’è dentro.
Le scienze
psicologiche racchiudono i contenuti o, meglio, le operazioni della
mente in due grandi capitoli: quello cognitivo e quello
affettivo. Proviamo ad entrarci e a darci uno sguardo.
Parlare
della mente cognitiva significa parlare della nostra capacità di
pensare, di ragionare, di conoscere, di riflettere. Noi conosciamo le
cose, le persone, il mondo. Attraverso lo studio apprendiamo nuove
conoscenze. I nostri pensieri si arricchiscono con le letture, le
riflessioni, gli incontri con le altre persone.
Altra
grande fonte di apprendimento sono le nostre esperienze. La vita, la
nostra grande maestra, ci insegna attraverso le esperienze che viviamo,
giorno dopo giorno. Per questo in tutte le civiltà si è sempre guardato
con rispetto e attenzione alle persone più avanti negli anni, perché chi
è più grande ha frequentato per più tempo la scuola della vita. Quindi
ha ‘imparato’ di più e conosce di più. Un proverbio africano dice: un
vecchio che muore è come una biblioteca che brucia.
Oggi,
purtroppo, la nostra civiltà sta attraversando un periodo tanto critico
rispetto a questi valori. Ci stiamo riducendo a pensare - e ad agire di
conseguenza - che il valore di una persona è dato dalla sua capacità
produttiva. E questa capacità produttiva la stiamo riducendo alla
capacità di produrre ‘cose’, oggetti, macchine. Non che questo non sia
importante: la crescita dell’uomo, nei millenni, ha sempre coniugato
insieme l’evoluzione del pensiero e il progresso tecnologico. Il rischio
che stiamo correndo oggi, però, è quello di amplificare così tanto la
produttività in senso tecnologico da perdere di vista il valore della
‘produttività’ nel senso della capacità di coltivare anche
l’evoluzione del pensiero.
Che
significa parlare di mente affettiva? Nella lingua italiana la
parola ‘affettivo’ ci fa pensare agli affetti. Quando la psicologia usa
questo termine, in realtà gli dà un significato più ampio. Affettivo è
tutto ciò che non rientra nell’ambito del cognitivo. Mi spiego. L’area
dell’affettività comprende le emozioni, i sentimenti, gli
affetti. Sia nel loro aspetto di piacevolezza che nel loro
aspetto di sofferenza.
Da una
parte, quindi, troviamo le emozioni piacevoli, il senso di soddisfazione
per le esperienze della vita, per la realizzazione dei nostri progetti;
il piacere dell’amicizia, il desiderio e il piacere di poter amare e di
sentirci amati. In una parola, tutto ciò che ci dà serenità, che ci fa
essere contenti, che ci dà gioia, che ci rende piacevolmente soddisfatti
e ‘felici’.
L’area
dell’affettività comprende, però, purtroppo, anche aspetti di
sofferenza: le ansie, le paure, le angosce, il senso di insoddisfazione,
di frustrazione. Le delusioni nella nostra vita affettiva, il dolore per
la perdita di un legame (pensate alla sofferenza che accompagna le
separazioni e i divorzi, per es.), il sentirsi traditi dagli amici, dal
partner. Il sentirsi abbandonati, soli, senza una mano amica che possa
darci un po’ di conforto. Il dover fare i conti con la malattia, nostra
o di una persona cara. Le preoccupazioni per un figlio o per la
situazione di un genitore. La perdita di una persona, quando la malattia
o gli anni la portano verso la morte.
Tutto
questo è parte della vita. Tutto questo, ‘nel bene e nel male’, è ciò
che contiene la nostra mente affettiva.
Fin qui
abbiamo provato a fare una distinzione: tra dimensione cognitiva della
mente e dimensione affettiva. Per concludere, però, dobbiamo dirci una
cosa molto importante: la mente è una fonte unica di energia, e
come tale guida il nostro essere nel mondo. Le nostre distinzioni ci
servono solo per avvicinarci alla comprensione di una realtà, come la
mente umana, che altrimenti ci sfuggirebbe, data la sua complessità.
Nella realtà questi due aspetti dell’energia mentale, quello affettivo e
quello cognitivo, sono così connessi che mai, nelle nostra scelte, è
solo uno di essi a guidarci.
Una
curiosità. Se volessimo proprio chiederci se non capita che una di
queste due dimensioni tende a prevalere, o, con una domanda un po’ più
teorica, chiederci: l’uomo è più un animale razionale (guidato
dalla mente cognitiva) o più un animale emozionale (guidato dalla
mente affettiva)?
Vi
sorprenderà, ma dobbiamo riconoscere che è la dimensione
affettiva/emozionale che fa sentire di più la sua voce nel momento in
cui andiamo ad operare le nostre scelte. Pensate, per fare un esempio
molto semplice, a quando andiamo ad acquistare un oggetto, non so, un
televisore, un paio di scarpe, un’automobile, ecc. Scegliamo forse sulla
base di una approfondita conoscenza delle caratteristiche tecnologiche?
No. Scegliamo quello che ‘ci piace di più’ (= quello che convince la
mente emotiva). Solo successivamente attiviamo il ragionamento che ci fa
considerare le caratteristiche o le qualità del prodotto. Ma questa
considerazione viene solo ‘dopo’, nella nostra mente, e ci serve come
per giustificare, con noi stessi e con gli altri, perché abbiamo
acquistato quell’oggetto piuttosto che un altro. Questa considerazione
dovremo farla per tanti altri aspetti della vita, anche più importanti
dell’acquisto di un televisore o di un paio di scarpe… Ma su questo ci
ritorneremo in una prossima occasione.
Per oggi,
salutandoci, possiamo anche sorridere con noi stessi mentre ci
guardiamo, in realtà, più animali emozionali che animali
razionali… Avete mai pensato che è proprio su questo aspetto che gioca
la pubblicità ed è per questo che ci lasciamo ‘condizionare’ così
tanto?
(5 - continua)
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