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Il corpo, la mente, l’anima
LA MENTE: liberi e responsabili
14 settembre 2008
Dopo aver
dato uno sguardo al nostro corpo, avviciniamoci, oggi, all’altra
dimensione di cui avevamo parlato: quella psicologica. La MENTE.
E’ quella
dimensione che ci permette di pensare, di vivere emozioni, di essere
consapevoli di noi stessi. E qui, dicevamo, già cominciamo a
sentirci un po’ più soli in mezzo alla natura. Se la dimensione
biologica ci fa sentire che siamo in compagnia di tutti i viventi,
quando ci fermiamo a riflettere su noi stessi ci accorgiamo che gli
altri esseri viventi non ci seguono su questo piano, o, per lo meno, non
ci seguono al nostro livello. (Così sappiamo oggi. Chi sa, magari
scopriremo nel tempo che anche altri viventi, come gli animali o le
piante, non sono poi così ‘lontani’ da noi…).
Essere
consapevoli, dicevamo. Che significa consapevolezza? E’ la
capacità di riflettere sulle nostre azioni, sui nostri pensieri e
sulle nostre emozioni.
Tutti gli
esseri viventi agiscono. Noi studiamo il comportamento delle piante,
degli animali: lo osserviamo e proviamo a dare significati a ciò che
essi fanno. Se osserviamo una pianta che mentre cresce si orienta verso
la luce, noi diciamo che lo fa perché ha bisogno della luce per i suoi
processi fisiologici. Quando sentiamo un gattino che fa le fusa, diciamo
che in quel momento esprime uno stato di benessere. Se lo vediamo
agitarsi, lo sentiamo fare quei ‘canti’ caratteristici che ci svegliano
pure di notte (!), diciamo che è in calore, quindi sta cercando un
partner sessuale con cui accoppiarsi.
La pianta
che si orienta verso la luce, il gatto che va in calore, una gattina che
si prende cura dei suoi cuccioli, ecc., ‘sanno’ ciò che stanno facendo?
Se alla parola ‘sapere’ diamo il significato che ‘sanno fare’ ciò che
stanno facendo, allora sì, lo sanno: cioè lo sanno fare. Ma se con
questa parola vogliamo dire che sono consapevoli del loro comportamento,
credo che dovremo dirci che ‘non sanno’, nel senso che non sono in
grado di riflettere su ciò che fanno. Semplicemente agiscono. E’ il
loro istinto che li guida. L’istinto è come un ‘programma’ che è
iscritto nella biologia dell’animale e questi lo esegue, nel modo più
efficace ed efficiente possibile, considerato l’ambiente in cui
l’animale stesso si trova. Un animale, una pianta sono ‘programmati’
dalla natura a svolgere tutte quelle funzioni vitali che assicurano la
sopravvivenza, sia dell’individuo che della specie. Parlare di istinto
non significa sottovalutare o sottostimare la loro esistenza o la loro
vita: diciamo semplicemente che nei loro comportamenti come nei loro
atteggiamenti, anche nei nostri confronti, essi sono guidati da questa
‘forza’ naturale.
E l’essere
umano? Anche noi siamo ‘programmati’ così come gli altri esseri viventi?
La psicologia ci viene in aiuto con una parola. Che è importante
ricordare bene, per non confonderci. Se per gli animali abbiamo parlato
di istinto, per l’uomo noi parliamo di pulsione.
Quale
differenza? Sia l’istinto che la pulsione contengono una spinta
all’azione: ma mentre tra l’istinto e l’azione che lo soddisfa non
ci sono filtri intermedi, quindi l’animale si vede ‘costretto’ dalla
natura a dare soddisfazione alla spinta istintuale, tra la pulsione e
l’azione che la soddisfa c’è la mente, la capacità, cioè, di
valutare se quell’azione specifica è adeguata alla spinta pulsionale e
alla situazione particolare in cui ci troviamo.
Un esempio.
Mangiare è istintivo. Il gatto ha fame e vede la carne sopra il tavolo:
“chi sa, forse questo pezzo di carne la mia padrona la deve cuocere per
il pranzo di oggi: non posso mangiarlo, non sta bene, devo aspettare…”
sarà questo il suo ragionamento? Ma quando!? Provate a distrarvi un
momento e fatecelo arrivare! Questo è l’istinto: spinta all’azione
(fame) e azione conseguente (mangiare subito la carne che sta sul
tavolo). Niente ragionamenti o valutazioni intermedie.
Anche noi
sentiamo la fame (spinta all’azione), ma per darle soddisfazione
attiviamo la nostra capacità di valutare come e quando mangiare:
la mente, cioè, interviene, per valutare l’azione che soddisfa la
pulsione: mangiare subito? Mangiare cosa? Mangiare come? Ci chiediamo,
cioè, qual è il comportamento più adeguato alla situazione in cui ci
troviamo.
Sempre
seguendo il nostro processo di ‘semplificazione’, possiamo sintetizzare
dicendo: la spinta dell’istinto e l’azione necessaria per soddisfarlo
sono in contatto diretto, non ci sono filtri intermedi. Tra la
spinta della pulsione e l’azione necessaria per darle soddisfazione c’è
come un’area intermedia: la mente. Un’area che ascolta la
pulsione e, nel cercare di darle soddisfazione, valuta quali sono i modi
e i tempi più adatti e più adeguati.
Possiamo
pensare, per fare altri esempi, al modo in cui ci prendiamo cura dei
bambini (i ‘piccoli’ dell’uomo), al modo in cui viviamo la nostra
sessualità, a come ci poniamo in relazione con l’ambiente o con gli
altri, ecc. In tutte le aree del nostro comportamento, sempre la
capacità di pensare e di riflettere accompagna le nostre azioni. Ciò
che facciamo, normalmente nelle diverse situazioni, non è risultato di
un automatismo, ma di una libera scelta che nasce, appunto, dalla
capacità di valutare la situazione e di decidere quale comportamento
assumere, anche sulla base dei valori che guidano le nostre scelte nella
vita.
E’ questa
capacità che ci rende esseri liberi. E’ questa condizione di
esseri liberi che ci rende consapevoli e responsabili nelle nostre
scelte e nelle nostre azioni.
Non è
questa la ‘grandezza’ dell’essere umano? Libero, consapevole e
responsabile nelle proprie scelte.
(4- continua)
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