|
BUON Natale!
21 dicembre 2008
Questi
giorni siamo tutti presi dal frastuono del Natale. Frastuono, sì, perché
ci ritroviamo tutti bombardati dal rumore. Rumore della pubblicità,
perché dobbiamo acquistare e spendere (quest’anno ce lo dicono perfino
gli uomini di governo!), rumore delle luci, perché, chi sa, forse
tante luci in più servono per coprire l’oscurità del disorientamento in
cui la vita di molti si trova a camminare. Rumore dei regali che
‘bisogna’ fare: e allora non sai cosa prendere, ti chiedi cosa hai
regalato l’anno scorso, e sei ossessionato dal timore di non essere
all’altezza delle aspettative.
Perché
queste riflessioni? Perché i miei occhi, gli occhi di uno psicologo,
hanno dovuto imparare a guardare oltre il luccichio delle apparenze: me
l’hanno insegnato le persone che ho incontrato in tutti questi anni, che
sono venute da me per portare un po’ del carico di sofferenza che le
accompagnava in certi momenti, nel corso della vita. Che vengono per
trovare una mano che possa aiutare a reggere, insieme, il peso del
dolore.
Ma proprio
a Natale questi pensieri? Sì, proprio a Natale, perché questo è uno di
quei periodi dell’anno in cui ci ritroviamo più soli. Strano, no?
In questi giorni le famiglie si riuniscono, ci ritroviamo con i parenti,
feste con gli amici… eppure siamo soli.
Il
frastuono intorno a noi ci offre un’immagine di festa, tutti con il
sorriso stampato sul volto, pieni di allegria. Ma tutti sono
gli altri. Perché noi, appena ci fermiamo un momento, siamo
colti dall’agitazione, dall’ansia. Allora evitiamo di fermarci, entriamo
nel frastuono, e noi stessi diventiamo, per gli altri, un’immagine
(falsa) di festa.
Chi vive
in famiglia si ritrova a dover litigare con il calendario. “Dove
andiamo? Allora… l’anno scorso siamo andati… la vigilia con i suoceri,
il giorno di Natale con i genitori, S. Stefano con tuo fratello che era
in crisi con la moglie, ti ricordi? E quest’anno? Sai, bisogna stare
attenti, molto attenti, perché se no loro si offendono... Ma chi l’avrà
inventato il Natale!?”. Quando poi non capita - e capita sempre più
spesso, purtroppo - che se un giorno restiamo da soli in casa ci
accorgiamo che non abbiamo più niente da dirci. Ci annoiamo. Per fortuna
ci sono i bambini! Poveretti, sulle loro spalle devono reggere anche le
nostre solitudini, le nostre lontananze.
E chi
vive da solo e non ha una famiglia? Questi sono i giorni peggiori
dell’anno. I suoi occhi vedono che tutti gli altri sono in famiglia, con
i loro affetti, stanno insieme e si vogliono bene. Chi è solo è solo e i
suoi occhi vedono così. Non c’è un abbraccio, un sorriso, una parola che
possa dare conforto al suo cuore. E allora i giorni di festa - festa per
gli altri, s’intende - diventano giorni di tristezza. Quasi giorni di
lutto.
E il Natale
cristiano cosa dice a noi, uomini del nostro tempo, immersi in questo
mare di contraddizioni? Ma esiste ancora un Natale cristiano? Perché il
Natale è la nascita di Gesù di Nazareth. Gesù? Chi era costui?
Abbiamo perfino rasentato il pericolo di vergognarci del nostro Natale.
Vi ricordate quando, in questi ultimi anni, nelle scuole gli insegnanti
non permettevano più (lo permettono quest’anno?) non dico che si facesse
il presepio, ma neanche un segno del Natale, un segno che Natale è la
nascita di un bambino chiamato Gesù. Sostenevano gli insegnanti (lo
sostengono ancora?) che lo facevano come un gesto di ‘rispetto’ verso
gli alunni e le famiglie di un’altra religione… Poveri noi, se siamo
costretti a vergognarci della nostra storia! Il rispetto e il dialogo -
valori fondanti in un processo educativo - si alimentano nel
riconoscimento dei valori che ci appartengono e nel riconoscimento dei
valori che appartengono ad ogni cultura e tradizione. Non è certo
nascondendoci che si può dialogare.
Ma forse
tutto questo può diventare una buona occasione per ritrovare nella
nostra vita il senso di una festa così gridata. E magari
provare ad uscirne. Uscire da una festa tutta esteriorità, che non sa
più ritrovare una dimensione nell’interiorità dell’anima.
Nel Vangelo
è raccontato, con un’immagine molto suggestiva, che gli angeli, i
messaggeri del Buon Dio, ci dicono che Gesù nasce per portare ‘pace
agli uomini’ perché ‘Dio ama gli uomini’. Per noi cristiani
questo è il giorno più ‘incomprensibile’ della storia. Gesù di Nazareth
è Dio con noi! Dio che, rendendosi conto che per noi è così
difficile avvicinarci a Lui, decide di venire lui da noi e presentarsi
nella nostra umanità. Come a farsi conoscere meglio. Per dirci quanto ci
è vicino e quanto ci tiene a noi…
Tutti,
comunque, cristiani o non cristiani, se vogliamo ‘liberarci’ dalle
costrizioni di un Natale tanto gridato, abbiamo bisogno di
ritrovare un po’ di silenzio con noi stessi.
Provate ad
immaginare che in questi giorni riusciamo a regalarci un’ora di tempo
(anche frazionata: qualche minuto al giorno, per qualche giorno…).
Spegniamo la televisione, spegniamo internet, lo stereo, il telefonino.
Chiediamo ai nostri familiari di non chiamarci in quei pochi minuti, di
lasciarci da soli. Restiamo lì, ascoltando i nostri pensieri, provando a
sentire che stiamo nuotando nel fiume della Vita (che possiamo
chiamare anche Dio, al di là di qualunque religione), che siamo
fra le Sue braccia. Sarebbe proprio un bel regalo di Natale!
Nel
silenzio potremo riscoprire il senso della festa e il dono della
pace. La pace del cuore. Quella pace che ci viene dalla
pace ritrovata: con chi può averci fatto del male, con coloro cui
noi possiamo aver fatto del male, magari anche senza rendercene conto.
Pace ritrovata, in fine, con noi stessi. Con le contraddizioni che
accompagnano la nostra vita di ogni giorno, con i nostri limiti, le
nostre deficienze. Con il fatto che non siamo sempre all’altezza dei
nostri compiti.
In un
giorno di pace, allora davvero possiamo dirci BUON Natale!
Ritorna a
LA MENTE E L'ANIMA

Biblioteca Home


|