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UNA FAMIGLIA
“SUFFICIENTEMENTE BUONA”
7 dicembre 2008
Guardando
una famiglia, ci accorgiamo subito che essa è formata da diverse
persone. Adulti, giovani, bambini, vecchi. Di ogni età. Ma come facciamo
a mettere un po’ di ordine tra tutti?
Ci facciamo
aiutare da un pensiero: ciascuno dei membri della famiglia appartiene ad
una generazione. Ricordiamo bene questa parola: GENERAZIONE. Sarà questa
che ci aiuterà a non fare confusione o ad uscirne quando la confusione è
già fatta!
I
genitori appartengono ad una generazione. I figli
appartengono ad un’altra generazione. I nonni sono un’altra
generazione ancora.
Tra una
generazione e l’altra immaginiamo di vedere come dei confini. I
confini servono a delimitare uno spazio, un’area geografica. Anche nella
famiglia c’è bisogno di ‘delimitare’ degli spazi, delle aree che
appartengono a coloro che le abitano.
Possiamo
riprendere il paragone che abbiamo fatto l’altra volta. Quello del corpo
umano. Perché un corpo funzioni bene è necessario che la testa sia al
suo posto, che le mani, i piedi, lo stomaco, ecc… ciascuna parte stia al
suo posto e funzioni secondo le leggi della natura. Cioè che la testa
faccia la testa e i piedi facciano i piedi. Ce lo diciamo con un
proverbio, ricordate? Per dire che una persona ragiona male, per
esempio, diciamo che ‘ragiona con i piedi’ o che ‘ha la testa sui
piedi’!
Così è
anche per una famiglia. Perché essa funzioni bene è necessario che i
genitori facciano i genitori, i nonni facciano i nonni e i figli i
figli. E’ necessario, cioè, che non si faccia confusione tra le
generazioni!
Guardate
il disegno. Ci sono tre aree, ciascuna per ogni generazione: al
centro quella dei genitori, in alto quella dei nonni e sotto quella dei
figli. Ogni area è delimitata da una linea tratteggiata: queste indicano
i ‘confini’.
Ognuna
delle generazioni ha bisogno di avere il suo spazio e che questo spazio
non venga invaso dagli altri. Per comprendere meglio proviamo ad usare
un’immagine, con una domanda: chi è alla guida della famiglia? Al
volante di questa ‘macchina’ ci sono i genitori: possono scambiarsi
nella guida, collaborare l’uno con l’altro, ma non possono lasciare la
guida ai figli. Né possono lasciarla ai nonni. Sono i genitori che
‘sanno la strada’ per la loro famiglia: quali sono i valori nella
vita, che cosa è importante per una crescita sana dei figli, quali sono
le scelte da fare perché la famiglia possa vivere con sufficiente
serenità.
Magari
questo pensiero non è del tutto facile da accettare. Pensiamo ai
nonni, per esempio.
Essi sono i
genitori dei genitori. Sono più grandi ed hanno una lunga esperienza di
vita. Per loro i figli rimangono sempre figli, anche quando questi
diventano genitori. E diventare genitori è un processo molto complesso.
Ma una delle cose di cui due giovani hanno assoluto bisogno per
diventare genitori è proprio il riconoscimento da parte dei loro
genitori. E’ un po’ come se questi due giovani avessero bisogno del
‘permesso’, meglio, della benedizione dei propri genitori per
diventare, a loro volta, genitori dei loro figli.
L’altra
volta parlavamo della complessità del pianeta famiglia. Ricordate?
Ebbene, uno degli elementi di questa complessità è dato dal fatto che
da una parte ciascuna di queste generazioni ha bisogno di avere il
proprio spazio vitale e che questo spazio non sia ‘invaso’ dagli altri;
dall’altra parte, però, queste generazioni hanno bisogno l’una
dell’altra, devono poter interagire, continuamente, perché il processo
evolutivo sia sufficientemente buono.
Nei nostri
prossimi incontri faremo un giro in ciascuna di queste aree e
incontreremo, volta per volta, le singole generazioni. Quella dei
genitori, quella dei nonni e quella, in ultimo, dei figli. Sarà un
viaggio affascinante!
Per
lasciarci, oggi, facciamo insieme una riflessione. Non diamoci il
compito di costruire una famiglia ‘perfetta’, né di essere perfetti come
genitori o come nonni. (Né, in realtà, come educatori o insegnanti o
professionisti in genere: ciascuno nel nostro ambiente di vita o di
lavoro). Un bravo psicologo e pediatra inglese, vissuto nella prima metà
del secolo scorso, D. W. Winnicott, diceva che come genitori dovremmo
darci l’obiettivo di essere dei genitori “sufficientemente buoni”.
Possiamo provare ad estendere questo pensiero al nostro progetto di
famiglia, così come al nostro progetto di genitori, di figli o di
nonni. A seconda di dove ciascuno di noi si trova collocato.
Poter
accettare di svolgere i nostri compiti in maniera sufficientemente
buona ci permette di vivere un po’ più in pace. In pace con
noi stessi, accettando di misurarci con i nostri limiti; in pace con gli
altri (con i genitori, con i figli, con i colleghi…), riconoscendo che
anche loro possono avere i loro limiti.
(PIANETA FAMIGLIA - 2. continua)

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