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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

22 agosto, giorno dell’esaurimento delle risorse del pianeta Terra

 

Che problema c’è?

30 agosto 2020

 

Cos’è ’sta roba? Chi è esaurito? Esaurito è il nostro pianeta. Cosa che, volendolo dire in altre parole, significa semplicemente: esauriti siamo noi. Il 22 agosto abbiamo dato fondo a tutte le risorse che la Terra è in grado di mettere a disposizione dei suoi abitanti per il 2020. Da sabato scorso il frigorifero è vuoto, niente più corrente elettrica, tubi dell’acquedotto secchi. E tutti alla ricerca di respiratori – che sono ben altra cosa dalle mascherine! – che ci forniscano ossigeno per respirare, perché le piante, nostre sorelle, non sono più in grado di metabolizzare tutta l’anidride carbonica che immettiamo nell’aria e restituirci ossigeno.

Ci dicevamo, venti giorni fa, che quest’anno abbiamo concesso alla Terra tre settimane di vita: dal 29 luglio dell’anno scorso siamo arrivati al 22 agosto. Grazie – si fa per dire – al coronavirus. In realtà il si fa per dire vale per noi umani, con quello che ci è costata e ci costa la pandemia. Ma è innegabile che il pianeta ne ha guadagnato. Alberi risparmiati, mari meno sfruttati, atmosfera più pulita, aria più respirabile. Ma quanto dura?

 

Attenzione, poi, perché il 22 agosto è la data che indica il consumo medio tra tutti i paesi del mondo. E la media è un gioco... al massacro. Ricordate i polli di Trilussa? Da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra ne le spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perché c’é un antro che ne magna due.

Tanto per capirci: se tutti consumassero energia, suolo e risorse naturali come gli Stati Uniti, per esempio, il giorno dell’esaurimento del pianeta sarebbe il 14 marzo. E se tutti fossero come l’Italia? Un po’ meglio. Ma non siamo tra i più virtuosi. Se tutti vivessero con il nostro stile di vita, questo micidiale giorno sarebbe il 14 maggio. Non male, vero? Piuttosto incoscienti, direi. Siamo in compagnia della Francia. Peggio del Regno Unito, del Portogallo e della Spagna. I paesi più virtuosi? L’Egitto, per esempio (25 novembre), Cuba (1° dicembre), Iraq (7 dicembre). Fino ad arrivare all’Indonesia, il cui earth overshoot day arriverebbe il 18 dicembre.

 

Un paio di riflessioni, ora.

La prima. Sembra che noi italiani di polli ne mangiamo proprio tanti rispetto ad altri paesi. E non credo sia una consolazione vedere che c’è di peggio: le statistiche mettono il Qatar e il Lussemburgo addirittura a febbraio. Il punto è che il pianeta Terra è uno solo. E se il mondo ha davanti a sé quattro mesi e mezzo di deficit, non siamo messi affatto bene. Dovessero tutti i paesi vivere come noi italiani, occorrerebbero quasi tre terre (2,7 per la precisione) per rispondere alle nostre esigenze. E dove le troviamo? Ci facciamo un giro per la Via Lattea o contiamo su Andromeda, la galassia che si sta avvicinando a noi alla velocità di 400mila Km/h? Il problema è che arriverà fra... 5miliardi di anni! E non sarà per niente piacevole il suo arrivo, ci dicono gli scienziati.

 

Avete sentito una parola dagli uomini di governo o dagli urlatori dell’opposizione su questo problema? Silenzio. Che problema c’è? E i telegiornali? Giusto un servizio, sessanta secondi. E neppure tutti. E rigidamente confinati nella giornata di sabato 22. Tutti gli altri giorni il problema non c’è. È esaurito.

Sì. Esaurito. Anzi, esauriti. Noi, però. Noi umanità del XXI secolo, che ancora trattiamo la terra come fosse un pollo da spennare o un osso da rosicchiare. Senza renderci conto che il male che facciamo a lei lo facciamo a noi stessi. E chi sarà senza cibo e acqua e aria siamo noi.

 

L’altro pensiero. La specie homo, la più sapiens tra tutti i viventi del pianeta, è la sola capace di alterarne gli equilibri e sfruttarne, oltre ogni ragionevole misura, le risorse. Piante, animali, perfino virus e batteri sono in buona armonia, tra loro e con la terra. Noi, l’intelligenza e la consapevolezza della natura, siamo coloro che quest’intelligenza la utilizzano contro se stessi. L’impronta ecologica con cui homo sapiens sta segnando la terra sopravanza di gran lunga la biocapacità del pianeta. Cui prodest? A chi giova?

 

Nell’ultimo libro della Bibbia, nato in tempi durissimi per i cristiani del primo secolo, vittime delle persecuzioni di Domiziano, è scritto: Non sigillare le parole profetiche di questo libro: il momento giusto infatti è vicino.[1] Sì, questo è il momento giusto per ri-mettere mano alla cura del nostro pianeta.

Sollecitiamo tutti il mondo della politica, governo e opposizione, destra sinistra e centro, vecchi e nuovi partiti o movimenti... Lascino perdere slogan e share, sondaggi e trend preelettorali. È compito di tutti rimboccarci le maniche e prenderci cura di questa Terra che, da buona Madre, vorrebbe che tutti i figli avessero cibo e aria per vivere.


[1] Apocalisse 22,10

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