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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Separarsi come coniugi e ritrovarsi come genitori

 

Puoi uccidere tuo marito...

 

5 luglio 2020

 

Puoi uccidere tuo marito (tua moglie), ma non puoi uccidere il padre (la madre) ai tuoi figli! Così abbiamo concluso l’incontro con una coppia già separata, ma ancora prigioniera di vecchi conflitti. Parole forti. Certo. Ma solo un intervento chirurgico può asportare una massa tumorale che invade il corpo. La massa tumorale, in questo caso, è la conflittualità che persiste tra due ex coniugi che, nonostante la separazione già avvenuta da tempo, continuano ad aggredirsi con parole offensive quando s’incontrano e, peggio ancora, sparlano l’uno dell’altro perfino in presenza dei figli – in questo caso, di 8 e 11 anni. Nel tempo che intercorrerà tra questa e la prossima seduta, ciascuno dei due dovrà riflettere su queste parole, e provare a vedere tutte le volte che sta tentando di uccidere il padre (la madre) ai propri bambini.

 

Cosa vuol dire puoi uccidere tuo marito (tua moglie)? Significa che se il patto che due persone concordano al momento in cui decidono di condividere la vita ora è svanito e il loro progetto comune ha esaurito ogni ragione d’esistere, il marito e la moglie non ci sono più. Sono morti. Con parole più realistiche, sono stati uccisi. Da entrambi. Chi rimane in vita sono Claudio e Anna (nomi di fantasia), due persone adulte, libere da vincoli coniugali ma sempre padre e madre di questi due bambini. È un pensiero evidente? Non troppo. Soprattutto non sempre. Perché tanta è la confusione che accompagna una separazione o un divorzio, che spesso i due coniugi che muoiono trascinano nella tomba anche i due genitori.

 

Ce lo siamo detti tante volte. Ma la clinica continuamente ci mette davanti al fatto che questo pensiero non c’è. Non c’è nella coppia che si separa. Non c’è nella mente e nella prassi degli avvocati. E spesso, purtroppo, neppure nella mente di psicologi o assistenti sociali o mediatori familiari. Per maggior precisione dovrei dire che nella mente dei professionisti, sia nell’area giuridica sia in quella psicologica, il principio che a separarsi sono i coniugi e non i genitori viene affermato. Ma nella prassi lo si lascia scivolar via senza lottare troppo per la sua sopravvivenza. E i figli escono dal campo visivo.

 

Che due coniugi, ormai ex, possano avere tanti conti sospesi è comprensibile. La fine di una storia di famiglia è sempre un’esperienza dolorosa. Il senso di fallimento è una costante nel mondo emozionale dei due. E un fallimento, se è pesante sul piano lavorativo aziendale, non lo è di meno quando a fallire è un progetto di vita. Decidere di condividere la vita con un’altra persona è molto più coinvolgente che decidere di condividere un’attività, un’azienda. Nel mettere in piedi un’azienda investi il tuo denaro. Nel dar vita a un progetto di famiglia investi te stesso (te stessa): io mi fido di te, mi affido a te. Ti affido la mia vita. Nella reciprocità di una scelta. Tanto coinvolgimento comporta di conseguenza tanto dolore quando il progetto fallisce. È quest’investimento che rende comprensibile come certe volte i conti sospesi tra i due rimangono aperti anche dopo mesi, addirittura anni, dalla separazione. Perfino dal divorzio.

 

È qui che abbiamo bisogno anche di parole forti. Per aiutare gli ex coniugi a fare una separazione tra due piani: la relazione coniugale e quella genitoriale. Separazione facilmente comprensibile sul piano cognitivo. Altrettanto incomprensibile, confusiva, sul piano emozionale. L’attribuzione reciproca di responsabilità rispetto al fallimento dell’azienda-famiglia permane nel tempo. Richiede energia e impegno per entrare nel pensiero/emozione della separazione dei due piani.

 

Ecco il senso delle parole con cui abbiamo iniziato oggi: puoi uccidere tuo marito (tua moglie), ma non puoi uccidere il padre (la madre) ai tuoi figli. Lascia che tuo marito (tua moglie) se ne vada per la sua strada, così come tu andrai per la tua. Non solo. La libertà con cui tu potrai seguire la tua è strettamente legata alla libertà che sai lasciare all’altro (all’altra).

Se puoi permetterti questa libertà, allora il lavoro di ritrovarvi come genitori, come due genitori – non puoi uccidere il padre (la madre) ai tuoi figli –, potrà procedere e consolidarsi. E se anche i vostri bambini devono affrontare il dolore della perdita di una famiglia unita, non solo non si vedranno costretti a perdere anche due genitori, ma sentiranno che voi due, genitori, per loro continuate ad esserci. Perché avendo imparato a lasciarvi andare, reciprocamente, come coppia coniugale, senza eccessivi problemi continuerete ad esserci come padre e madre. Con l’attenzione e l’affetto di prima. Magari, perché no, anche più presenti.

 

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