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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Sulla riapertura delle chiese alle celebrazioni

 

La messa costa di più

 

17 maggio 2020

 

Nessun problema di soldi. Tranquilli. Il costo di cui parlo è d’altra natura. E anche più impegnativo. È il costo della coerenza: della capacità di armonizzare il dire con il fare. La capacità di conciliare le parole del Vangelo e le scelte nella quotidianità.

Per chi una messa costa di più? Due mondi guardiamo oggi: il mondo della politica e il mondo della religione. Chi ne stabilisce il costo? Il Vangelo. È lì che troviamo scritto che la messa costa di più. Non ci sono queste parole, certo, ma se il Vangelo lo leggiamo attentamente, ci accorgiamo che questo pensiero sta sotto ad ogni parola. Ci facciamo aiutare da due pagine oggi.

 

La prima è per il mondo della politica. Sullo scivolone dei vescovi italiani (CEI) di fronte al Decreto del 26 scorso, certuni non si sono lasciati scappare l’occasione. E ci si sono buttati a capofitto. Pur di raccattare qualche voto in più, si sono subito schierati con la CEI e si son messi a gridare vogliamo la messa, vogliamo la messa la domenica. Ripetendo già il copione recitato per Pasqua.

Ma il Vangelo non accetta che la messa sia oggetto di voto di scambio. Gesù dice che non ci chiederà a quante messe siamo andati la domenica o quante ne abbiamo saltate. Ci chiederà semplicemente come abbiamo trattato gli altri. I nostri fratelli. E tra questi in modo particolare i più deboli, i più piccoli. I più insignificanti. Gli emarginati dalla società. “Avevo fame e non mi avete dato da mangiare... ero straniero e non mi avete accolto... Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli non l’avete fatto a me”.[1] Qui casca l’asino. Come conciliare la politica dei respingimenti e dei porti chiusi e del prima gli italiani con queste parole del Vangelo... la vedo dura.

Ora il problema ritorna. In questo periodo la pandemia ha fatto riemerge con forza l’estrema precarietà di tanti immigrati nel nostro paese. Badanti e braccianti agricoli, tra i primi. Parte della politica si sta misurando con la parola regolarizzazione. Come regolarizzare le tante persone che i cosiddetti decreti-sicurezza del precedente governo – sui quali tuttavia il governo attuale non ha ancora messo mano! – hanno relegato a status di profughi e di irregolari. E proprio quelli che gridano perché si riaprano le chiese e si facciano subito tutte le messe, con ancora maggior forza urlano: no alla sanatoria! Cambiando così perfino le carte in tavola: non regolarizzazione dicono, che richiede l’analisi della complessità legata alle diverse situazioni e la ricerca di possibili soluzioni, ma sanatoria. Come se si volesse passare un colpo di spugna su tutto e su tutti. E mettono tutti nel gran calderone di... nullafacenti, delinquenti e spacciatori.

 

Ecco il costo della messa: non farla oggetto di voto di scambio e, se te ne vuoi fare paladino, fai dialogare le scelte politiche con il Vangelo.

 

E per il mondo della religione? Per noi cristiani, primi fra tutti vescovi e preti, il costo della messa è scritto in un’altra pagina. Ai farisei e agli erodiani che gli chiedono se è lecito pagare le tasse all’imperatore, Gesù risponde: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.[2] Cosa c’è da rendere a Cesare in questa circostanza? È la responsabilità del prendersi cura della salute dei cittadini. Non spetta ai vescovi o ai preti valutare e decidere quali debbano essere i comportamenti dei cittadini per contenere la pandemia. È qui lo scivolone: appelli alla Costituzione sulla libertà religiosa, parole come restrizione prolungata di diritti, compromissione dell’esercizio della libertà di culto... sono parole fuori posto.

Rendere a Cesare ciò che è di Cesare significa riconoscere a ciascuno la propria funzione. Compito di tutelare la salute dei cittadini è del governo. Il quale, se saggio, si servirà degli esperti del settore. E tutti noi cittadini, cattolici o non cattolici, vescovi, preti o laici, abbiamo il compito di rispettarne le decisioni. Per la salute di tutti. Senza rivendicare privilegi o presunte superiorità di ciò che è di Dio nei confronti di ciò che è di Cesare. La messa ad ogni costo, anche a scapito della salute dei cittadini, è fuori posto. Anche Francesco ha richiamato alla prudenza e all’obbedienza.

Sarebbe molto bello, infatti, che il virus decidesse di non entrare in chiesa. Ma non è così. Lui è agnostico: teatro o cinema o discoteca o chiesa... non fa differenza. Per moltiplicarsi il più possibile – questo è il suo obiettivo – gli basta che le persone siano abbastanza vicine. Ovunque si trovino.

 

Questo è il costo della messa per il mondo delle religioni: il rispetto pieno dell’autorità civile per gli ambiti di sua esclusiva competenza.

 

(Tutta la pagina di Voce della Vallesina qui)


[1] Matteo 25,31-46

[2] Matteo 22,15-22

 

 

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