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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

La medesima pagina: nella vita della chiesa

 

Gesù s’è sbagliato!?

(2)

26 aprile 2020

 

Combattuto fino alla fine se mettere nel titolo il punto esclamativo o il punto interrogativo. Poi mi sono detto: ce li metto entrambi e ciascuno, alla fine, deciderà quale gli sembrerà più giusto. Perché ora, alla luce di questa pagina del Vangelo, entriamo nella chiesa, nella comunità dei discepoli di oggi. E proviamo a confrontare il nostro comportamento con quello che ha tenuto il Maestro con i tre discepoli di allora. Proprio come ce lo racconta Giovanni nel parlarci di quel primo giorno della settimana, dopo il dramma della crocifissione che aveva concluso quella precedente.

 

Piuttosto strano il comportamento di Gesù. La sua scelta. Ai nostri occhi sarebbe molto più logico se come prima persona, dopo la sua resurrezione, avesse deciso d’incontrare Pietro, magari anche Giovanni. Ma non Maria. Non che lei non dovesse incontrarlo, no, ma proprio lei, una donna, prima ancora d’incontrare Pietro (il discepolo cui affiderà il compito di confermare i fratelli nella fede)[1] e il suo discepolo più intimo (l’altro discepolo che Gesù amava, in cui è tradizione vedere Giovanni), appare incomprensibile per la nostra logica. Dunque, mi dico, non ci sarà qualcosa ancora che il Maestro, fino alla fine, ci vuole insegnare con questa scelta?

 

Lui non rispetta l’ordine costituito. L’infrange. Sia sul piano del rapporto donne uomini. Sia su quello dei ruoli che caratterizzeranno la comunità dei suoi discepoli. La sua chiesa.

La donna, ai tempi di Gesù, intanto non poteva essere discepola. Per un maestro serio era disdicevole avere donne discepole. Ma passi questo. La donna non era capace di rendere una testimonianza valida: la testimonianza di una donna era del tutto priva di valore. E lui che fa? Non solo prende con sé discepole donne, ma addirittura sceglie una donna come prima testimone della sua resurrezione.

Nessuna paura, comunque. Nella comunità di coloro che saranno chiamati cristiani, dopo la partenza di Gesù, dopo la sua ascensione, gli uomini sistemeranno subito le cose. Prima di tutto riservano a sé il titolo di Apostoli. Poi ne assumeranno immediatamente la guida: Pietro, Giacomo e successivamente Paolo con i suoi collaboratori. Anzi, Paolo più di qualunque altro sarà chiaro nel rimettere la donna al suo posto. C’è da scegliere tra i suoi scritti, originali o attribuiti che siano. Ne cito solo due: «La donna impàri in silenzio, in piena sottomissione. Non permetto alla donna d’insegnare, né di dominare sull’uomo»; «Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge».[2]

Ma il problema non è Paolo, vissuto venti secoli fa. Il problema è dove siamo oggi. Della scelta di Gesù di inviare come prima apostola Maria Maddalena per annunciare agli altri discepoli la sua resurrezione che ne abbiamo fatto? Com’è che dopo duemila anni continuiamo ancora ad avere come apostoli solo uomini (maschi)? Perfino in Querida Amazonia, accanto alla forza e alla sublimità del messaggio sul rispetto della natura e del pianeta terra, siamo bloccati sul tema dello spazio della donna e sul rapporto donne-uomini nella chiesa.[3]

 

Allora, s’è sbagliato Gesù a incontrare Maria prima ancora d’incontrare Pietro, o ci sbagliamo noi a continuare a ragionare secondo i nostri schemi, culturali e mentali?

Il novantenne grande inquisitore, dopo aver imprigionato Gesù, lo accusa per aver voluto ri-portare agli uomini la libertà. “Per fortuna, andandotene, affidasti a noi la cosa – gli dice – E noi abbiamo corretto la tua opera... L’abbiamo finalmente portata a termine nel nome tuo... Noi diremo di essere i tuoi servi e di governare nel tuo nome”.[4]

 

Voi che dite, a questo punto possiamo decidere tra il punto esclamativo e l’interrogativo? Il grande inquisitore non ha dubbi: senz’altro il punto esclamativo. E noi?

 

Sta volta non vale ai posteri l’ardua sentenza. No. Noi, OGGI, siamo chiamati a confrontarci con l’insegnamento del Maestro. Lo so che è duro riconoscerlo, ma non è Gesù che s’è sbagliato: siamo noi fuori strada. La dignità della donna e la pari dignità tra l’uomo e la donna non basta dichiararle nei documenti ufficiali e nei grandi discorsi. È nella pratica che si vede il nostro pensiero. La nostra scala di valori. Lui non ha spiegato con un discorso: ha incontrato per prima Maria, una donna. E l’ha scelta come prima APOSTOLA (= il greco apòstolos significa inviato) inviandola ad annunciare la sua resurrezione agli altri discepoli.

 

“Il tempo è nella sua pienezza, il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo”, così Gesù aveva iniziato il suo insegnamento.[5] Parole forti che, credo, abbiamo bisogno di ri-ascoltare.

(La pagina intera di Voce si trova qui)

 


[1] Luca 22,32

[2] 1 Timoteo 2,11; 1Corinti 14,34

[3] Francesco, 12.02.2020

[4] Dostoevskij, I fratelli Karamazov, passim

[5] Marco 1,15

 

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