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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

È un bisogno della mente trovare un senso nella storia

 

Tra scienza e filosofia

(2)

23 febbraio 2020

 

Osservavamo la settimana scorsa come il processo evolutivo dell’universo, storia dell’uomo compresa, appare guidato da pura casualità. Nei diversi momenti critici dove l’evoluzione ha segnato gradini significativi, sembra sempre che sia stato il caso a determinare, di volta in volta, la combinazione e l’incrocio di elementi e fattori che hanno fatto prevalere una direzione piuttosto che un’altra. Del resto la scienza può dirci solo il come di un dato fenomeno. Non certo il perché, inteso come fine, o significato.

Ma la nostra mente non è soddisfatta di fronte a risposte del tipo: è un caso. Essa ha bisogno di trovare un filo conduttore che individui un significato. Il nostro pensiero non sa accettare che il tutto sia semplice risultato di fattori casuali. Senza una mente che ne guidi il processo. Abbiamo bisogno di cogliere una logica, di scoprire delle ragioni. Nella ricerca scientifica come in quella filosofica.

Ma qui nasce la domanda: quale mente?

Le diverse culture hanno elaborato e costruito sistemi di pensiero che addirittura oltrepassano la dimensione puramente cosmica e biologica fino a indirizzare lo sguardo oltre il naturale. Al sovra-naturale. Così nascono le religioni che, offrendoci l’immagine di un dio-oltre-l’uomo (un dio o più dèi), ci offrono una guida-alla-lettura del processo evolutivo. L’evoluzione cosmica e l’evoluzione biologica, come la vita stessa degli individui con incontri e momenti più o meno determinanti e significativi, in un processo apparentemente casuale, in realtà realizzano il disegno che la Mente creatrice ha elaborato e di cui si prende cura.

È una nostra attitudine pensare per finalità, individuare scopi e disegni che diano significato al mondo. Cosmico e personale.

 

Un pensiero di questo genere mi dà maggiore stabilità e mi fa sentire oggetto di attenzione. Pensarmi solo risultato di combinazioni casuali, che si sono succedute e continuano a succedersi nel tempo, mi lascia in una sorta di nebbia mentale nella quale di fronte alla domanda chi sono mi trovo sperduto. La consapevolezza che l’homo ha raggiunto non può che nascere da un’altra consapevolezza. È troppo alto il livello di coscienza di sé che abbiamo conquistato per leggerlo soltanto come risultato casuale di pura coincidenza di eventi o di semplice combinazione di elementi. La dimensione biologica e la dimensione spirituale sono entrambe costitutive dell’essere umano. Contemporaneo. Ma anche dell’essere umano nei millenni che ne hanno accompagnato il processo evolutivo fino ad oggi. E che in prospettiva continuerà per tutto il tempo che la nostra specie avrà a disposizione. Cervello e mente, o in parole di altra ampiezza, biologico e spirituale sono una combinazione speciale. Unica. Mi è difficile collocarne l’origine soltanto in una combinazione di sostanze, atomi o molecole di pura materia. Per di più in combinazioni del tutto casuali.

 

L’altro pensiero con cui c’eravamo lasciati, ci riguarda come credenti. Mi sorprende sentire ancora cristiani, e tra questi addirittura uomini di religione, sacerdoti o vescovi, che continuano a leggere i miti biblici quasi fossero testi di storia. Parlare ancora di coppia originaria, Adamo ed Eva, o di un peccato originale che essi avrebbero commesso, in cui tutti nasciamo e di cui tutti paghiamo le conseguenze, o di paradiso terrestre come luogo e tempo di perfezione dalla quale l’umanità sarebbe stata cacciata... a me pare solo fonte di disorientamento più che alimento spirituale.[1]

 

È necessario restituire alla Bibbia la dignità di testo di riflessione sull’uomo (filosofia) e su Dio (teologia). Liberandola da quei condizionamenti culturali di cui neanche grandi pensatori del passato, privi delle conoscenze di cui disponiamo oggi, Agostino (IV-V sec.) o Tommaso (XIII sec.) per esempio, o perfino lo stesso Paolo (I sec.), potevano avere consapevolezza. È del tutto logico che lo studio e la lettura della Bibbia siano condotti alla luce delle conoscenze di cui gli uomini dispongono in una determinata epoca. Restituirle dignità di testo di teologia, e non di storia o di scienza, alla luce dei vari generi letterari che emergono nei singoli libri che la compongono, è la strada maestra per una comprensione più piena.

Rimangono sempre attuali le parole che Gesù rivolgeva ai suoi, salutandoli: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Lo Spirito della verità vi guiderà alla Verità tutta intera”.[2]

Con la luce dello Spirito, siamo oggi in grado di cogliere quanto non ha potuto fare chi ci ha preceduto. E chi verrà domani andrà ancora oltre. Così per le migliaia o milioni di anni che l’umanità ha ancora davanti.

(2. fine)

 

[1] La mente e l’anima, vol. 5 pag. 159

[2] Giovanni 16,12

 

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